
L'inflazione in Svizzera ha registrato sorprendentemente un netto calo in gennaio, scendendo all'1,3%, rispetto all'1,7% del mese precedente. Ora si trova al livello più basso dall'autunno 2021, stando ai dati diramati ieri dall'Ufficio federale di statistica (UST). Ciò significa che a gennaio i beni di consumo erano più cari dell'1,3% rispetto allo stesso mese del 2023. Ma l’inflazione è calcolata su un paniere di beni e servizi, e in questo paniere le differenze possono essere anche molto marcate. In un anno, quindi, quali prezzi sono aumentati e quali diminuiti? Ticinonews ha estratto alcuni beni esemplificativi e ne ha paragonato il costo di gennaio 2023 con quello odierno.
Le impennate
Quello dell'elettricità è un vero salasso: +18% in un anno. Un rincaro vertiginoso che ha messo in moto una vera e propria giostra dei prezzi. Fragole, lamponi, mirtilli e ribes sono al secondo posto, con un +17%. E chi, per stimolare il buonumore, sperava nel cacao, ecco l'amara sorpresa: +11%. La principale causa è da ricondurre alle perdite di raccolto in Africa tra piogge torrenziali e siccità.
L’impatto della siccità
Il tonno, le sarde, gli sgombri e le acciughe in scatola si uniscono al trend con un +10%. La siccità in Spagna, Italia e Grecia fa invece schizzare il prezzo dell'olio d'oliva del 9,7%. +5,6% anche per lo zucchero, la cui produzione è un procedimento industriale altamente energivoro, e quindi costoso.
Gù pellet e olio da riscaldamento
C’è tuttavia speranza: il pellet, dopo un'impennata causata dall'invasione russa in Ucraina, si riassesta grazie alla produzione statunitense con un -21%. Pur rimanendo elevato, diminuisce in un anno il prezzo dell'olio da riscaldamento: -16%.
Pane e champagne
Pochi i motivi per brindare, ma chi deciderà di farlo deve sapere che il vino bianco è calato del 3,1%, mentre quello rosso soltanto dell'1,7%. E per finire, anche il pane, apparentemente, ha deciso di tagliare una fetta dei suoi prezzi, o per meglio dire una fettina, con una diminuzione dello 0,2%.
Quello che l’inflazione non dice
L’inflazione racconta ciò che ci capita di fare come consumatori, pur dimenticando alcune cose. “Questo dato non fornisce esattamente l’aumento del costo della vita, che è ben superiore”, precisa il giornalista economico Alfonso Tuor, intervenuto a Ticinonews. Da fine 2020 “noi abbiamo avuto complessivamente un aumento dei prezzi del 6,4%. Io sono convinto che nessuno abbia avuto un incremento salariale di questo genere in quel lasso di tempo”.

Franco forte: cosa significa?
Altra notizia di ieri è che l’euro ha toccato quota 0,95 franchi, ed era da molto tempo che non arrivava a quei livelli. Da un lato, una moneta forte è negativa per chi va a esportare, mentre è positiva per le importazioni. Ma per la salute della nostra economia qual è la situazione migliore? “Il franco forte è un fattore negativo per la nostra industria e il nostro turismo, però la Svizzera si è abituata a una moneta che continua a salire, e ci sono settori come la gioielleria, l’orologeria e la farmaceutica che non sono elastici e non reagiscono ai tassi di cambio: vendono in ogni caso", precisa Tuor. Altri come la metalmeccanica, invece, "sono molto più sensibili e già stanno soffrendo. Perciò, un indebolimento del franco, se non marcato, secondo me a breve scadenza fa piacere all’economia svizzera”.

