
L'istituzione di una regione a statuto speciale per il Ticino al fine di mitigare le conseguenze della libera circolazione non troverebbe una maggioranza in parlamento. Per questo la Commissione dell'economia e tributi degli Stati (CET-S) proporrà al plenum di non dare seguito a un'iniziativa cantonale in tal senso.
Anche due altre iniziative ticinesi sono state bocciate all'unanimità dalla CET-S, indica una nota odierna dei Servizi del parlamento, poiché gli obiettivi perseguiti sono in parte stati realizzati.
È il caso dell'iniziativa PLR che chiede l'abrogazione dell'accordo sui frontalieri del 1974 e la sua rinegoziazione. Da quando la CET-S si è occupata di questo dossier all'inizio dell'anno, Roma e Berna hanno fatto progressi in materia raggiungendo un'intesa circa una modifica della Convenzione per evitare la doppia imposizione.
Circa i frontalieri, è stata negoziata una road map che dovrebbe condurre a un accordo - migliore di quello attuale per il Ticino - entro la metà di quest'anno.
No anche all'iniziativa del PPD con cui si chiede che la competenza per la fissazione dei contingenti e tetti massimi riguardanti i frontalieri sia trasferita ai cantoni. Per la CET-S, tale richiesta va affrontata nell’ambito dell’attuale discussione sull’attuazione dell’iniziativa "Contro l’immigrazione di massa".
Il 26 gennaio scorso, una delegazione ticinese del Gran Consiglio composta da Christian Vitta (PLR), Maurizio Augustoni (PPD), Saverio Lurati (PS) e Francesco Maggi (I Verdi) era stata ricevuta dalla Commissione economia e tributi degli Stati che aveva ascoltato le preoccupazioni ticinesi relative alla libera circolazione delle persone.
I commissari degli Stati avevano ritenuto “audace” la proposta contenuta nell’iniziativa dei Verdi.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

