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Ticino
“Nessuno sgambetto al DECS”
“Nessuno sgambetto al DECS”
“Nessuno sgambetto al DECS”
Redazione
10 anni fa
Ghisletta e Merlo a confronto con il ministro Manuele Bertoli: “Poco consenso sulla scuola che verrà"

La scuola ticinese va riformata, ma su come ciò debba avvenire le opinioni divergono. Da un lato c’è l’iniziativa popolare “Rafforziamo la scuola media, per il futuro dei nostri giovani”, sottoscritta da quasi 10mila cittadini, sulla quale si andrà a votare il prossimo 5 giugno. Dall’altro c’è il progetto di riforma del DECS, recentemente presentato alla stampa, intitolato “La scuola che verrà”.

Il ministro Manuele Bertoli aveva chiesto ai promotori di ritirare l’iniziativa nel 2013, visto che il Dipartimento avrebbe inglobato parte delle richieste espresse nell’iniziativa. Ma la richiesta non fu accolta. I due temi, hanno spiegato gli ospiti di Gianni di Righinetti questa sera a Piazza del Corriere, non sono in contrapposizione, ma seguono modalità diverse.

“Non si tratta di fare uno sgambetto al DECS, ma di rispettare la volontà dei cittadini che hanno firmato l’iniziativa già nel 2011, la quale è già maturata all’interno della Commissione scolastica” ha sottolineato Tamara Merlo, deputata dei Verdi e membro della Commissione. “Il progetto de “La scuola che verrà” richiede invece tempi più lunghi. Se si può accelerare una soluzione che funziona, senza procrastinare ulteriormente, perché non portare avanti l’iniziativa?”.

Raoul Ghisletta, promotore dell’iniziativa, ha ribadito le chiare proposte che l’iniziativa porta avanti (ridurre il numero degli allievi da 25 a 20, introdurre mense e doposcuola, migliorare l’organizzazione delle scuole medie) e dell’ampio consenso scientifico di cui gode. “Sulla scuola che verrà c’è molto meno consenso. È un progetto che introduce elementi rivoluzionari e sta aprendo un dibattito sulla metodologia. L’iniziativa offre invece un orizzonte più breve”.

Argomenti che però non hanno convinto il ministro dell’educazione: “L’iniziativa” ha spiegato Bertoli, “lavora solo sulle modifiche di legge, mentre il progetto richiede il cambiamento di poche normative visto che viaggia sulla gestione effettiva delle scuole. Non necessariamente quindi l’iniziativa verrà attuata prima”.

Per Bertoli il progetto de “la scuola che verrà” va nella stessa direzione dell’iniziativa, ma mira meglio le risorse e centra meglio gli obiettivi. “È un progetto più profondo che interessa tutta la scuola dell’obbligo (non solo la scuola media) e segue un percorso differenziato e personalizzato. Il numero di allievi per classe è importante, ma non sempre. Per questo la riforma vuole dividere in quattro i momenti scolastici, suddividendoli in lezioni, laboratori, atelier a gruppi ridotti e giornate progetto”.

Per Bertoli inoltre l’iniziativa mischia elementi sia scolastici che parascolastici: “È come mischiare la fiscalità con l’economia. È naturalmente legittimo voler andar incontro ai genitori, facendo conciliare meglio casa-lavoro con l’introduzione di mense. Ma qui stiamo parlando della formazione”. Ghisletta ha invece sottolineato l’importanza di una scuola che si adegua alla società: “Non tutti gli allievi hanno la mamma che sta a casa a fare il pranzo”.

C’è poi naturalmente la questione dei costi. L’iniziativa comporta costi per 35,5 milioni al Cantone e 7,5 milioni ai Comuni. “Non capisco perché i comuni devono partecipare al 5% delle spese” ha sottolineato Fabio Käppeli (PLR), sostenitore della riforma scolastica. Inoltre, ha aggiunto, “non sono sicuro che diminuire il numero degli allievi migliorerà l’insegnamento, anche perché non si parla di una grande differenza. Meglio intervenire miratamente dove c’è bisogno come prevede la riforma”.

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