
Il Governo ha risposto a due interrogazioni di Massimiliano Robbiani che riguardano gli episodi di violenza verificatesi lo scorso gennaio alle scuole medie di Chiasso e il fenomeno del bullismo in generale in Ticino.
Il primo atto parlamentare verteva in particolare sul genitore di uno dei ragazzi coinvolti che - secondo quanto aveva dichiarato in un primo momento la direzione della scuola al Corriere del Ticino - avrebbe fomentato le tensioni ed era stato descritto come un "personaggio noto per le sue simpatie leghiste". Affermazioni sulle quali il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) aveva già preso posizione. Nella sua risposta il Governo ribadisce che la direzione dell'istituto "non ha mai inteso identificare in una singola persona, o in un movimento politico, il responsabile delle tensioni avvenute a scuola. Anzi, nei frequenti colloqui con le parti interessate si è sottolineata l'importanza di un agire condiviso, volto a rassenerare gli animi".
A seguito delle tensioni, aggiunge il Governo, a tutte le classi e agli allievi è stato garantito uno spazio di ascolto e di accoglienza, in collaborazione con l'assemblea genitori. La scuola inoltre ha cercato il confronto e il sostegno con le autorità comunali, la polizia cantonale, il gruppo visione giovani e gli enti presenti sul territorio.
Il secondo atto parlamentare riguardava invece il fenomeno del bullismo nel suo insieme. In ragione della molteplicità di fattori e di concause del fenomeno, il Governo non è in grado di stabilire quanti atti di bullismo sono stati segnalati al DECS negli ultimi 5 anni. Ma cita i dati ricavati dallo studio "Health Behaviour in School-aged Children" (2014), i quali indicano che il 20,4% dei ragazzi e il 20,5% delle ragazze in Ticino riporta di essere stato vittima di intimidazioni a scuola da 'una o due volte' a 'più volte a settimana' nel corso dei 12 mesi precedenti.
Tendenzialmente, aggiunge il Governo, nel corso del periodo 2010-2014 si è assistito a una leggera diminuzione della prevalenza di atti intimidatori rispetto al precedente periodo di rilevamento (2002-2006). Non è dunque vero che il fenomeno del bullismo è "in constante aumento", come "perentoriamente affermato dal promotore dell'atto parlamentare" sottolinea il Consiglio di Stato.
Per quanto riguarda le persone sospese per atti di bullismo nel corrente anno scolastico e quello precedente, il Governo risponde: "nessuno".
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