
In casa Lega tra l'ala istituzionale e quella "barricadera" ha avuto la meglio la prima, dato che il popolo ticinese ha approvato la tassa sul sacco cantonale con il 58,2% di voti favorevoli.
Un risultato abbastanza chiaro che ovviamente soddisfa il leghista che più di tutti si è impegnato per l'introduzione anche in Ticino del principio richiesto dal Tribunale federale, il consigliere di Stato Claudio Zali. Ma il direttore del Dipartimento del territorio non vuole parlare di divisione interna, preferendo giudicare il voto odierno come la semplice espressione popolare su un semplice referendum.
"In generale va detto che dove questa tassa esisteva già, i cittadini ne hanno riconosciuto la validità e hanno votato sì a livello cantonale" dichiara Zali ai microfoni di Radio3i. "Dove questa non c'era ancora è rimasto dello scetticismo che ha fatto votare no."
"A Lugano il caso poi è particolare perché i cittadini avevano la sensazione di non pagare, perché non esiste una tassa apposita e il prelievo è contenuto nelle imposte comunali" aggiunge Zali.
Boris Bignasca, interpellato anche lui da Radio3i, ha ricordato che la Lega è nata per combattere le tasse e la burocrazia e ha chiesto che venga ripreso in mano il programma elettorale originale (vedi suggeriti). Segno di una frattura in vista? No, secondo Zali, che preferisce ridimensionare la presunta divisione. "Sono sempre aperto alle discussioni" afferma. "Il dialogo interno c'è stato prima e ci sarà ancora. Non ho dubbi che questo voto non rappresenta un momento di rottura. È un oggetto che abbiamo votato, la Lega continua serenamente il proprio cammino, ne discuteremo alla prossima occasione."
Quindi nessuna frattura insanabile in casa Lega? "No, assolutamente no" conclude il consigliere di Stato.
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