
In una mozione depositata lo scorso dicembre, il consigliere nazionale ticinese Marco Romano chiedeva lumi al Consiglio federale sulla protezione che sarebbe stata garantita agli operatori e agli intermediari finanziari nell'ambito del nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia visto che il processo di "voluntary disclosure" coinvolge migliaia di persone attive sulla piazza di Lugano in banche, fiduciarie e studi legali. "È fondamentale", scriveva Romano, "che i nuovi accordi tra Svizzera e Italia prevedano tutte le disposizioni legali e le misure pratiche possibili per garantire la massima protezione giuridica agli operatori e agli intermediari finanziari attivi sulla piazza finanziaria ticinese".
Il Consiglio federale ha risposto negli scorsi giorni alla mozione: "I negoziati sono stati condotti in stretta collaborazione con gli ambienti bancari svizzeri e hanno tenuto conto delle preoccupazioni espresse nella mozione. In questa fase la roadmap prevede che gli intermediari finanziari siano responsabili soltanto delle violazioni di cui rispondono direttamente e non di quelle commesse dai loro clienti. Il loro comportamento collaborativo nella regolamentazione del passato e nel contesto del programma italiano di autoregolamentazione sarà valutato in maniera positiva. Considerata la legislazione in vigore in Italia, questo è il risultato migliore che si potesse ottenere".
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