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Nessuna corruzione ma carenze amministrative
Nessuna corruzione ma carenze amministrative
Nessuna corruzione ma carenze amministrative
Redazione
8 anni fa
Il pg Andrea Pagani ha chiarito i contorni dei decreti di abbandono sul caso Argo1. "Ci fu superficialità"

Lo scandalo Argo 1, con tutte le sue mille sfaccettature, è stato senza dubbio uno dei temi più spinosi e sentiti in tutto il Cantone. Tanto da indurre il procuratore generale Andrea Pagani a indire una conferenza stampa allo scopo di fornire una serie di informazioni sulla chiusura del procedimento penale aperto per ipotesi di reati corruttivi e di infedeltà nella gestione pubblica intorno all’assegnazione del mandato di gestione di centri per richiedenti l’asilo all’ex agenzia di sicurezza.

Lo scorso 20 novembre, ricordiamo, il pg aveva prospettato l'emanazione di un decreto di abbandono nei confronti degli ex funzionari del DSS Claudio Blotti e Renato Scheurer per le ipotesi di reato di corruzione passiva, accettazione di vantaggi e infedeltà nella gestione pubblica. Stesso discorso per l'ex titolare di Argo Marco Sansonetti e l'ex amministratore unico Davide Grillo per i reati di corruzione attiva e concessione di vantaggi. Il decreto d'abbandono è stato infine intimato nella serata di ieri.

Ai quattro imputati e al Consiglio di Stato (costituitosi accusatore privato nel procedimento penale) era stato fissato un termine di alcuni giorni per presentare eventuali istanze probatorie. Istanze che, ha confermato Pagani, non sono state presentate. Tre parti non hanno chiesto alcun indennizzi, una ha avanzato una pretesa di risarcimento (negato) per le spese legali sostenute.

La questione, però, non è da considerarsi chiusa in quanto restano ancora aperti altri capitoli. Primo tra tutti l’incarto in mano alla pp Margherita Lanzillo, che con tutta probabilità porterà presto in aula Sansonetti e Grillo per i reati legati alla gestione di Argo 1 e in particolare al pagamento in nero di parte dei compensi. E, anche, per il presunto sequestro di un giovane migrante ammanettato in una doccia. La pp Fiorenza Bergomi sta invece indagando su presunti reati finanziari di carattere internazionale legati alla ditta Otenys/Argo1.

Nell'incontro odierno il pg ha spiegato alla stampa che nel corso dell'inchiesta sono emerse 5 criticità: l'attribuzione del mandato a un prezzo molto basso - 35 franchi all'ora - a una nuova società e escludendo altre agenzie già attive da tempo sul territorio; la mancanza di un pubblico concorso e di una risoluzione governativa; la mancanza di controlli sull'operato di Argo1; la mancata accettazione di un'offerta spontanea di Rainbow (che a fine luglio 2014 propose di ridurre la propria tariffa da 48 a 43.50 franchi all'ora) e l'attribuzione a Securitas della gestione del Centro di Camorino dopo lo scoppio dello scandalo. Queste criticità "hanno fatto emergere il sospetto che da parte di funzionari statali fossero stati concessi dei vantaggi". Da qui le accuse di corruzione attiva rispettivamente passiva e concessione rispettivamente accettazione di vantaggi.

Nessuna corruzione ma carenze amministrative - Per quanto riguarda le accuse di corruzione, Pagani ha spiegato - usando un termine "all'italiana" - che il fatto non sussiste. "La Procura ha controllato i conti bancari di Argo e dei funzionari indagati, così come la loro posta elettronica, senza trovare nulla. È stata inoltre eseguita una perquisizione presso l'abitazione di uno dei funzionari e dagli interrogatori a persone informate sui fatti non sono emerse prove bensì solo supposizioni". Sia i funzionari sia i rappresentanti di Argo1, infine, hanno sempre negato questi addebiti.

"Erano convinti di fare gli interessi dello Stato" - Con riferimento al reato di infedeltà nella gestione pubblica, Pagani ha spiegato che le procedure di concessione del mandato e le successive conferme e i controlli sull'operato di Argo1 sono state viziate da carenze di natura amministrativa che non tocca però alla procura chiarire, in quanto già sviscerate dal consulente del Consiglio di Stato Marco Bertoli e, a breve, dalla Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI). "La scelta di Argo1 è dovuta a un'impressione soggettiva dall'allora capo dell'USSI, che ha sottovalutato gli aspetti legati ai costi e all'inesperienza della nuova ditta".

"Se l'attribuzione del mandato poteva fondarsi su esigenze di celerità (non di emergenza, ha sottolineato) è pacifico che avrebbe dovuto essere sottoposto a risoluzione governativa - ha proseguito il pg - Dalla giusrisprudenza del Tribunale federale (TF), tuttavia, emerge che non basta un comportamento sconveniente o inqualificabile ma ci vuole una violazione che scuota profondamente e considerevolmente la fiducia del cittadino nell'integrità della pubblica amministrazione per qualificare il reato di infedeltà nella gestione pubblica". In parole povere i dubbi e la sfiducia nell'operato dei funzionari avrebbero dovuto serpeggiare solo ed esclusivamente al momento dei fatti contestati, ovvero nel 2014, quando venne conferito il discusso mandato alla Argo1.  

L'inchiesta ha fatto emergere che i due funzionari non avevano alcun interesse personale in gioco o un'avversione nei confronti di altre ditte di sicurezza escluse. "Nel scegliere Argo erano convinti di lavorare in favore degli interessi del Cantone trovando un'alternativa meno cara per la gestione dei centri per migranti. Non è quindi possibile parlare neppure di dolo eventuale, visto che manca la volontà di creare un danno". Spetterà alla Commissione parlamentare d'inchiesta stabilire eventuali successive ripercussioni per il Cantone (sul tavolo, ricordiamo, ci sono ancora i mancanti versamenti dei contributi sociali). "Passare da una tariffa di più di 40 franchi all'ora a una di 35 può solo far pensare di aver agito con l'intento di far risparmiare lo Stato e non di danneggiarlo", ha spiegato il pg. "In conclusione possiamo parlere di evidenti prove di superficialità che non bastano però a configurare il reato di infedeltà nella gestione pubblica nei limiti configurati dal TF".

La altre criticità - Pagani non ha ravvisato irregolarità neppure per quel che riguarda la mancata accettazione dell'offerta spontanea della concorrente, in quanto più cara di quella presentata da Argo. Tutto in regola anche per il mandato affidato a Securitas nel febbraio 2017, dopo lo scoppio dello scandalo. In quel caso vennero ignorate offerte più basse ma anche in questo caso "i funzionari non hanno alcuna colpa". Uno di loro non lavorava più nell'Amministrazione (e il suo successore non sapeva di queste offerte, presentate mesi prima) mentre il secondo non aveva avuto il tempo di informare il Consiglio di Stato, da cui aveva in seguito ricevuto l'incarico di indire un concorso pubblco, regolarmente aperto nel luglio successivo.

Il pg ha infine escluso una frequentazione (o di un rapporto di amicizia) tra Sansonetti e uno dei funzionari del DSS, su cui si era già espresso il suo predecessore John Noseda, da cui Pagani ha ereditato l'incarto.

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