Cerca e trova immobili
Ticino
“Nessuna calata di braghe, ma basta passi indietro”
“Nessuna calata di braghe, ma basta passi indietro”
“Nessuna calata di braghe, ma basta passi indietro”
Redazione
9 anni fa
Bertoli risponde alle critiche. Priorità: firmare l’accordo, fino ad allora il casellario resta

Zero spazio per litigi e polemiche. L’obiettivo è uno e uno solo: firmare l’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri, nel più breve tempo possibile. Risponde cosi il Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli al polverone di dichiarazioni alzatosi (da una parte e dall'altra del confine) subito dopo la decisione del Governo ticinese di abolire la richiesta sistematica del casellario giudiziale. Decisione adottata per facilitare la ratifica definitiva del trattato, ma che ora rischia di trasformarsi in un boomerang. Da parte italiana, le repliche, infatti, non si sono fatte attendere, lasciando poco spazio a dubbi: l’intesa non sarà di certo imminente e in più aver tolto il casellario al Ticino non basterà. Insomma qualcuno in Governo ora potrebbe sentirsi preso in giro. È davvero così?

"No, il fatto che ci sia stata una reazione sull'accordo fiscale vuol dire che abbiamo centrato l'obiettivo" risponde Bertoli ai microfoni di TeleTicino. "Questa è una misura anti-dumping. Comunque l’Accordo deve essere firmato, finché non viene firmato la misura del casellario rimane. Se l’Italia non firmerà in tempi brevi vorrà dire che il casellario rimarrà per tempi lunghi". 

Casellario o no, come ricordato ai nostri microfoni anche dal presidente del Consiglio intersindacale Alessandro Tarpini (vedi articolo suggerito), la premessa contenuta negli accordi parafati nel 2015 è che venissero interrotte tutte le attività di discriminazione nei confronti dei frontalieri e in violazione della libera circolazione (leggasi "Prima i Nostri", Lia e la nuova proposta UDC contro la libera circolazione). Insomma, il Governo ticinese potrebbe fare nuove concessioni?

"Non faremo altri passi indietro perché non ci sono altre connessioni con questo dossier" prosegue Bertoli. "Il casellario era una misura straordinaria (quindi non perenne) e in più giuridicamente poco stabile: tutti i pareri giuridici ci hanno sempre detto che al primo ricorso sarebbe potuta cadere. Infine abbiamo l'atto inviato a Berna che chiede l'adozione di soluzioni a favore della sicurezza. Noi puntiamo alla capra e al cavolo".

C'è chi parla di calata di braghe..."È un'espressione che non condivido per niente" ribadisce il presidente del Governo. "Se introdurre una misura anti-dumping vuol dire calare le braghe, allora c'è gente che fa fatica a capire di cosa stiamo parlando. Ho sentito anche parlare di tradimento della volontà popolare. Io ricordo che il 9 febbraio e "Prima i Nostri" sono stati votati dalla popolazione ticinese perché preoccupata dalla situazione lavorativa a cavallo della frontiera. E se noi rispondiamo con una misura anti-dumping - che tocca il mercato del lavoro – vuol dire che stiamo andando in quella direzione. Punto".

In allegato l'intervista al ministro  

Romano Bianchi

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata