
L’UDC Lugano respinge sin d’ora qualsiasi ipotesi di un ritorno degli autogestiti all’ex Macello. “Si tratta di un sedime all’interno di un quartiere densamente popolato che ha già subito un ventennio di “autogestione irrispettosa” e che non si merita affatto un loro ritorno sotto le loro finestre”, si legge in un comunicato. Così la sezione di Lugano del partito democentrista replica alla proposta avanzata dalla municipale socialista Zanini-Barzaghi la quale, in un’intervista pubblicata oggi, affermava che una parte dell’ex Macello si potrebbe già riaprire ora. “Si potrebbe provare a riaprire un dialogo con una nuova modalità e concedere per qualche anno questi spazi per offrire qualcosa di interessante che resta nel tempo”.
I dubbi dell’UDC
Sulla scorta degli ultimi episodi, si legge ancora, “ci è difficile poter ipotizzare una convivenza in città con simili realtà che si credono al di sopra della legge e che non hanno il benché minimo rispetto della cittadinanza”.
L’alternativa
Attualmente è in corso un progetto culturale alternativo sul sedime sterrato alla Gerra, per il quale “ci risulta sia stata richiesta una regolare autorizzazione alla Città e siano state date tutte le garanzie del rispetto della legge”. Pare quindi che una frangia della scena culturale alternativa cittadina “sia più incline al rispetto delle regole”. L’UDC trarrà in ogni caso le sue conclusioni al termine del periodo di permanenza di questo progetto alla Gerra, ma annuncia sin d’ora “che non avallerà mai l’insediamento di progetti di autogestione nelle immediate vicinanze di zone residenziali, che richiedano finanziamenti e senza regole di ingaggio chiare statuite in una Convenzione: rispetto della legge, rispetto e dialogo con le autorità, rispetto per la cittadinanza”. La Città di Lugano e i suoi cittadini “non devono nulla agli ex molinari. È ora di smetterla di sentirsi in debito con loro”.

