
Come già noto, da ottobre una cinquantina di migranti sarà ospitata nell'ex caserma della Guardia di finanza di Lavena Ponte Tresa, a un tiro di schioppo dal confine con la Svizzera.
Un arrivo che ha messo in allarme sia gli abitanti sul lato italiano, i quali hanno raccolto già 730 firme contro l'insediamento dei migranti, sia quelli sul lato svizzero, preoccupati per il rischio di fuga attraverso la dogana, che di notte è incustodita.
Un rischio che però non esisterebbe. Ieri sera, durante una serata di informazione ai cittadini di Lavena Ponte Tresa, il coordinatore della Caritas di Como Roberto Bernasconi ha ricordato che esiste già un altra caserma dismessa occupata dai profughi sulla linea di confine, a Rodero, e che in quattro anni mai nessuno ha tentato di scappare in Svizzera. I migranti lavorano e non sono mai stati segnalati casi di reato o altro.
Bernasconi ha poi citato un episodio avvenuto alcuni mesi fa sul lago di Como: un ragazzo italiano è caduto in acqua e un profugo pakistano è stato l'unico tra i presenti a tuffarsi in acqua per tentare di salvarlo, mentre gli italiani sulla riva riprendevano con il telefonino la scena.
Per tornare all'ex caserma di Lavena Ponte Tresa, è stato spiegato che i cinquanti migranti arriveranno dall'Africa sub-sahariana, verrà loro insegnato l'italiano e verranno offerti loro dei lavori di volontariato. Per ogni migrante lo Stato italiano spenderà 34 euro al giorno, dei quali 2,50 euro verranno loro consegnati direttamente.
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