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Ticino
"Nessun falso allarme burqa"
"Nessun falso allarme burqa"
"Nessun falso allarme burqa"
Redazione
10 anni fa
Lugano risponde a Boneff sul caso "imbarazzante" dello scorso agosto: "Nulla a che vedere con la dissimulazione del volto"

Il caso della famiglia musulmana fermata lo scorso 12 agosto in corso Elvezia a Lugano a causa di un "falso allarme burqa" viene infine spiegato dal Municipio di Lugano che ha risposto negli scorsi giorni all'interpellanza di Armando Boneff che parlò di "situazione imbarazzante".

Come ricorderete, un cittadino aveva allertato la Polizia comunale, segnalando la presenza di una donna con il volto coperto. Gli agenti erano subito intervenuti in loco e avevano fermato la famiglia, salvo poi scoprire che la donna non indossava un burqa, bensì un chador, ossia un copricapo che lascia il volto scoperto. Il consigliere comunale in quota PPD aveva quindi presentato un'interpellanza al Municipio di Lugano per chiedere di adottare la linea dura non solo nell'applicare la legge contro la dissimulazione del volto, ma anche nei confronti di chi denuncia un'infrazione inesistente.

La polizia cantonale, ha spiegato l'esecutivo cittadino, è intervenuta convinta di essere confrontata con una banda operante nell'ambito dei furti e utilizzante la tecnica dello strappo al cilindro. A seguito del controllo sulle persone fermate, i fatti però sono stati ridimensionati in quanto non si trattava di quattro persone di etnia zingara, bensì di quattro persone (marito, moglie e due figli) di nazionalità afgana, in visita a Lugano.

La persona che ha segnalato le quattro persone sospette ha rilasciato le proprie generalità, ma dopo aver analizzato i fatti e alla luce della reale richiesta effettuata dal cittadino al centralino della Polizia, le autorità hanno ritenuto che non vi siano elementi tali da giustificare una richiesta di risarcimento.

Alla domanda su come si intenda comportarsi per evitare il ripetersi di situazioni simili, "fastidiose e umilianti", il Municipio risponde che considerando i fatti accaduti e accertati, non si ha nulla a che vedere con la Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici e quindi la domanda non persiste.

L'esecutivo conclude la sua risposta precisando che nel caso in cui la Polizia dovesse constatare casi specifici come quello ipotizzato da Boneff, il cittadino verrebbe chiamato a pagare le prestazioni sulla scorta dell'Ordinanza Municipale che regolamenta le tasse di tutte le prestazioni di Polizia comunale.

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