
Non ci sono colpevoli nell'incidente che, il 3 ottobre 2006, al Ponte Rosso di Biasca, costò la vita a Laura Columberg, travolta da una frana mentre circolava verso casa a bordo della sua automobile, che venne scaraventata nel fiume Brenno. A oltre 6 anni di distanza dai fatti, il procuratore pubblico Nicola Respini prospetta un decreto di abbandono. Il reato ipotizzato, verso ignoti, era quello di omicidio colposo. Una decisione, quella di chiudere l'istruttoria, che non piace al legale della famiglia Columberg, avvocato Emanuele Verda, il quale chiede una proroga per la presentazione delle istanze probatorie. L'avvocato Verda chiede che il suo mandante possa capire i motivi per i quali le prove siano state ritenute irrilevanti. Chiede inoltre perché, in 6 anni di istruttoria, non si sia qualificato gli accadimenti con il reato di inondazione - franamento, per il quale chiunque cagiona per negligenza un franamento e mette con ciò in pericolo la vita o l'integrità delle persone e la proprietà altrui è tenuto a risponderne penalmente. A detta dell'avvocato Verda l'unica difficoltà che resta per portare finalmente l'incartamento a processo è quella di accertare a chi imputare la negligenza. Una cerchia che sarebbe ristretta. Anche se, con la chiusura dell'istruttoria, sembra proprio che quel tragico incidente debba ormai restare senza responsabili.
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