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Ticino
"Nessun collegamento diretto tra i furti e la riapertura dei valichi minori"
"Nessun collegamento diretto tra i furti e la riapertura dei valichi minori"
"Nessun collegamento diretto tra i furti e la riapertura dei valichi minori"
Redazione
7 anni fa
Il Governo risponde a una mozione a un'interpellanza sul tema. "I responsabili dei colpi ai bancomat hanno passato il confine verde"

“Allo stato attuale delle cose, non vi sono elementi tali che possano portare l’autorità federale a riconsiderare la chiusura notturna di alcuni valichi secondari, ritenuto come non vi sia un diretto collegamento tra i furti avvenuti nel Mendrisiotto e la riapertura degli stessi”. È quanto ha ribadito il Consiglio di Stato nel messaggio che evade sia la mozione del 3 giugno 2019 presentata da Giorgio Fonio, Maurizio Agustoni e Luca Pagani “Il Mendrisiotto non è un bancomat!” sia l’interpellanza del 7 luglio 2019 presentata da Giovanni Berardi e cofirmatari “Valichi incustoditi: dal lucchetto alla chiusura automatica a distanza”.

Per quanto concerne in particolare agli assalti dinamitardi ai bancomat avvenuti negli scorsi mesi in Ticino, il Governo evidenzia come la Polizia cantonale ticinese sia riuscita a stabilire che i responsabili dei reati “fossero arrivati su territorio elvetico attraverso il confine verde e non – come inizialmente ipotizzato – mediante l’attraversamento dei valichi secondari”.

Il Consiglio di Stato si è detto consapevole "della preoccupazione dei cittadini legata alla criminalità transfrontaliera e alla migrazione illegale con cui è confrontato il Canton Ticino, in particolare a seguito delle rapine avvenute ai diversi bancomat del Cantone, in particolare nel Mendrisiotto", e ribadisce che la situazione relativa ai furti e alle rapine viene costantemente monitorata dalla Polizia cantonale. “Quest’ultima, in collaborazione con le Guardie di Confine della Regione IV e le Polizie comunali, mette in atto continue e ripetute azioni di prevenzione come pure di repressione – si legge nel messaggio governativo dello scorso 20 novembre - A tal proposito, va infatti rilevato come i risultati ottenuti negli ultimi anni siano positivi e l’abbassamento generale dei furti con scasso così come quello delle rapine ne sono una chiara dimostrazione. Anche il tasso di delucidazione, soprattutto per gli autori di rapine, è uno dei più alti a livello svizzero, a comprova della qualità dell’attività inquirente e della buona collaborazione tra le Forze dell’ordine ticinese e della vicina Italia”.

Rispondendo alla richiesta di Berardi e cofirmatari di disporre di un sistema di chiusura automatica a distanza dei valichi secondari, il Governo ha confermato che gli stessi “sono sotto costante sorveglianza grazie all’ausilio di altri mezzi tecnici e che, in caso di necessità, sono dotati di barriere che possono essere all’occorrenza chiusi”. In seguito a quanto stabilito il 15 giugno 2018 dal Consiglio federale, l’Amministrazione federale delle dogane (AFD) ha incaricato il Dipartimento del territorio (DT) di finalizzare la fase esecutiva per la posa di sei barriere nelle regioni del Locarnese, Luganese e Mendrisiotto, le quali sono andate ad aggiungersi a quelle già posate durante la fase sperimentale di chiusura notturna dei valichi nel corso del 2017, a Fornasette, Ponte Cremenaga e Novazzano.

Alla luce delle considerazioni esposte, “in particolar modo riguardo alle competenze dell’autorità federale e le risposte da questa sin qui ottenute, nonché dalle informazioni raccolte nell’ambito delle inchieste da parte della Polizia cantonale sulle modalità d’entrata degli autori dei reati che hanno dato origine ai due atti parlamentari” il Governo ritiene che le richieste formulate - ovvero attivarsi con le Autorità federali, affinché si possa rivedere la decisone di non presidiare, rispettivamente di non chiudere durante gli orari notturni, i valichi secondari - saranno difficilmente implementabili.

Ciò nonostante, il Consiglio di Stato – e per esso il Dipartimento delle istituzioni e i suoi servizi – “sottoporranno nuovamente la questione all’autorità federale”, che ha competenza sulla questione, “allo scopo di poter ottenere misure puntuali e durature che rispondano alle preoccupazioni di popolazione e autorità ticinesi, anche alternative alla chiusura dei valichi secondari di confine”.

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