
Il test delle urine, che il liceo privato Everest di Lugano ha introdotto da quest’anno non poteva passare inosservato anche se le motivazioni addotte (innanzitutto "la tutela della loro salute"), come confermato dal direttore Marco Meschini, hanno convinto gli allievi e le loro famiglie.
Una decisione, comunque non condivisa pienamente da direttori di scuola, docenti e rappresentanti dei genitori coinvolti dal Caffè.
Tra le maggiori reazioni, si va dall’inutilità della repressione nella prevenzione, alla richiesta di introdurre questi controlli anche ai docenti, come già avviene in alcuni Paesi.
In Svizzera, per diverse professioni già sono previsti, mentre per alcune altre professioni, per cui ci si aspetterebbe e sarebbe auspicabile un controllo di questo tipo, no, come, ad esempio, in ambito ospedaliero, dove c’è di mezzo la salute delle persone.
Da parte sua, Daniele Bianchetti, direttore scuola media1 Locarno, boccia l’iniziativa del liceo privato luganese: "No, non è così che si fa prevenzione. Non è certo sottoponendo gli allievi ad un test a sorpresa delle urine che si affrontano eventuali problemi di droga o di sostanze stupefacenti a scuola".
Dello stesso avviso, il collega Stefano Imelli, direttore scuola media di Acquarossa: "E alla fine? Qual è il risultato che si vuole ottenere? Voglio dire, fare prevenzione significa investire nella formazione e nella sensibilizzazione dei nostri ragazzi".
Mentre il ministro dell’Educazione, Manuele Bertoli, si limita a dire: "Non abbiamo mai immaginato di utilizzare metodi di questo tipo".
Marco Meschini, comunque, è inamovibile nella decisione presa, ribadendo che al suo Istituto scolastico "sta a cuore la salute dei ragazzi e questa è una misura preventiva, ben accolta dagli allievi e dalle famiglie".
Un’affermazione, alla quale Aurelio Sargenti, direttore del liceo cantonale Lugano2 replica con un quesito "Quindi anche i genitori dovrebbero mettersi a fare altrettanto a casa per controllare i figli?", aggiungendo che "con i ragazzi bisogna parlare, guardarli in faccia, conoscerli. Così è possibile prevenire dei comportamenti a rischio. Tutto il resto sono stupidaggini".
Vero è che se il fine è evitare che un giovane cada in un giro pericoloso si potrebbe anche dire che qualsiasi mezzo è lecito.
L’obiettivo principale dei controlli dell’Everest, infatti, "è la salute degli allievi che sono seguiti da coach, se ci sono dei problemi sono loro i primi a saperlo - affferma Meschini -. Non v’è alcuna emergenza, è solo una misura preventiva adottata nel totale rispetto della loro privacy e, soprattutto, è una misura estrema. Non abbiamo alcuna intenzione di sottoporre i nostri ragazzi a test antidroga quotidiani”.
Una prevenzione, che, come i radar, fa leva sulla sanzione, sullo spauracchio di una punizione - osserva Fabio Cogoli, direttore scuola media Lugano -, non so quindi quanto possa rivelarsi efficace".
Anche per Patrick Gobbi, direttore scuola media Lugano2-Besso, la prevenzione "deve essere educativa, non repressiva".
I test del liceo Everest sono potenzialmente in grado di individuare qualsiasi stupefacente, dagli oppiacei in su. Anche l’eventuale consumo di "smart drugs", farmaci o altre sostanze in grado di migliorare le capacità cognitive, magari alla vigilia di esami e interrogazioni. Insomma, anabolizzanti per il cervello anzichè per i muscoli come accade nello sport.Che creano dipendenza. "Se sono farmaci che il ragazzo deve assumere perché c’è una qualche ragione di salute le famiglie ce lo diranno, in questo senso non vedo alcun problema", osserva Meschini.
Ma docenti e direttori insistono che non è così che si tutela e protegge la salute degli studenti. "Esistono delle direttive ben precise - riprende Bianchetti -. Se vediamo che un ragazzo arriva in classe un po’ ‘sopra le righe’ o in evidente stato alterato, la prima cosa che facciamo è avvisare la famiglia. Che, a sua volta, si rivolgerà al proprio medico di fiducia. Noi non prendiamo alcun’altra iniziativa".
"Nel programma - conclude il direttor Imelli - sono previsti degli interventi in classe, incontri con alcuni esperti che si mettono a disposizione per spiegare, chiarire e rispondere alle domande degli allievi".
Insomma, tutto all’insegna del motto "conoscenza, formazione, e sensibilizzazione".
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