
Il Natale è sempre più vicino e sotto l’albero troveranno posto anche molti libri. Ad aggiungersi ai romanzi in uscita in questo periodo prefestivo c’è anche Shamrock, opera prima della trentunenne scrittrice ticinese Veronica Todaro.
Veronica, parlaci del tuo libro.“Shamrock è un fantasy destinato ai giovani lettori. Parla di un mondo dominato dai cinque elementi, uniti fra loro da un sesto, lo spirito. È anche una storia di amicizia e collaborazione, perché uno dei protagonisti, Lara, è su una sedia a rotelle e ha un handicap. Ho voluto scrivere questa storia perché anche io ho un handicap e ho pensato che sarebbe stato interessante introdurre questa tematica in un fantasy. È un genere che mi appassiona, ho letto tantissimi libri fantasy ma questa tematica non l’ho mai trovata, così ho cercato di creare il libro che avrei voluto leggere.”
Un mondo fantastico popolato da draghi, sirene, elfi, nani e i sei giovani personaggi che si troveranno ad affrontare uno stregone cattivo…“I personaggi vengono da diverse parti del mondo e in modi diversi si trovano a Shamrock. Dovranno salvare questo mondo, sconfiggendo il cattivo. Per fare ciò dovranno viaggiare per le sue contee e recuperare i frammenti degli elementi. Si addestreranno e sfideranno Kester, il mago cattivo, che ha esiliato a Shamrock tutte le creature magiche. Il compito dei sei ragazzi sarà di liberare queste creature”.
Dove hai trovato l’ispirazione per creare questo mondo di fantasia?“Molti elementi sono presi dal paganesimo celtico. La maggior parte delle creature di cui parlo vengono dal folclore celtico. Costruire un mondo su queste basi mi è sembrata la scelta più logica. Anche perché tutto il sistema della magia e degli elementi fa riferimento alla tradizione celtica.”
Il genere fantasy si è appropriato delle caratteristiche tipiche del romanzo di formazione. Il caso più emblematico è quello di Harry Potter. Per scrivere il tuo romanzo, dove ritroviamo questi elementi di crescita ed evoluzione dei personaggi, a chi ti sei ispirata?“Ho da sempre una grande passione per Re Artù. Ne "Le nebbie di Avalon" Marion Zimmer Bradley narra la storia di Artù attraverso gli occhi della sorella Morgana. Il libro parla della Cornovaglia in un modo che mi ha affascinato al punto tale da spingermi a partire e scoprire questi luoghi. Da lì ho iniziato a documentarmi sulla cultura celtica, sui druidi e sul paganesimo celtico, una religione legata alla natura e ai ritmi delle stagioni. Ma più in generale adoro il genere fantasy. È un genere chi mi ha permesso di uscire dalla realtà, quando quello che vivevo non mi piaceva, quando avrei voluto che la realtà fosse diversa. Da qui a creare un mio mondo in cui rifugiarmi il passo è stato breve. Mi sono ispirata a Marion Zimmer Bradley, J. K. Rowling e Tolkien. Però non leggo solo fantasy, mi piace molto Tiziano Terzani.”
Nel tuo romanzo viene affrontato il tema dell’handicap. Hai voluto parlare della tua esperienza e del tuo vissuto personale?“No. Io non sono la protagonista del libro e lei non è me. Ho voluto dare qualcosa di me ad ognuno dei miei personaggi: quello che ama il nuoto, l’appassionato di lettura, quello che ama scrivere. Lara, come me, si muove sulla sedia a rotelle, ma reagisce in modi diversi da come reagirei io. Non volevo scrivere un’autobiografia, non è mai stato il mio scopo. Essendo fin dalla nascita confrontata con un handicap, devo dire che è stato facile vedere cosa sarebbe successe in alcune situazioni. Per esempio quando nella storia ci sono delle scale. Per me è stato più facile vedere il mondo con gli occhi di Lara. Il libro è un fantasy per ragazzi, in cui cerco di far capire che chi ha un handicap può fare tutto, basta ogni tanto un piccolo aiuto. Mentre ai ragazzi che hanno un handicap volevo trasmettere l’idea che il mondo può essere bello anche se lo si vede con un paio di stampelle o con una sedia a rotelle.”
Come sei riuscita a trasformare la tua idea in un voluminoso libro di circa 500 pagine?“Ci ho messo dieci anni per scrivere questo romanzo. Quando ho iniziato non sapevo sarebbe diventato un libro. Ho iniziato a vent’anni, ma il mio modo di scrivere è cambiato ed è cambiato pure il libro che ho riscritto quattro volte. La svolta è arrivata da Tommaso Mainardi, il cantante di Zonasun che non ci vede. Quando ho finito il libro ho iniziato a leggerglielo via Skype. Ad un certo punto mi ha interrotto dicendomi “Scusami, non posso stare zitto, questa parte non la vedo nella mia testa. Da quel momento ha iniziato a fermarmi ogni qual volta non riusciva ad immaginarsi quello che gli leggevo. Quindi abbiamo riscritto il libro, aggiungendo particolare o togliendo parti inutili. CI abbiamo messo un anno. Quando il libro era pronto l’ho spedito a Romolo Pignone (autore di “Spasticoide”) che ha deciso di pubblicarlo. All’inizio io volevo scrivere per me, darlo magari a parenti e amici.
E così il tuo libro è stato pubblicato da Edizioni Romulus dell’omonima fondazione.“Il libro è uno sforzo della Fondazione Romulus che mi ha dato i fondi per pubblicarlo. Il ricavato delle vendite andrà alla Fondazione per finanziare molte attività. La Fondazione Romulus ha una squadra di calcio, offre borse di studio a ragazzi con handicap, finanzia l’ippoterapia. Il mio libro vuole contribuire a finanziare queste attività”.
Questa sera alle 20:30 al Centro Presenza Cristiana di Lugano-Pregassona presenterai il tuo libro. Stai già pensando ad un altro romanzo?“Ho già cominciato a scrivere un nuovo libro, sempre fantasy ma per un pubblico più adulto. Parlerà di Artù e dei cavalieri della tavola rotonda. Sono già pronta per partire per la Cornovaglia!”
Per saperne di più:
https://www.facebook.com/Shamrock-1428609310780555
http://www.agendalugano.ch/events/31586/shamrock
AR
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