
Rachid Nekkaz ieri sera era in Ticino. L’attivista algerino ha inscenato a Lugano una nuova azione dimostrativa contro la legge anti-burqa. Passeggiando per il centro in compagnia di una donna velata, aspettava, come ripetuto più volte in un video pubblicato su Youtube, l'arrivo della polizia, dicendosi pronto a pagare l'eventuale multa (vedi articolo suggerito).
La Polizia alla fine non è passata e dunque Nekkaz non è stato multato. Il gesto però non è piaciuto né alle forze dell'ordine, né alle autorità politiche.
"La polizia non è intervenuta. Se fosse stata presente sicuramente si sarebbe proceduto con la contravvenzione. Questa è una legge che è vigente e la polizia, in quanto organo dello Stato, è chiamata ad applicarla" afferma il comandante Roberto Torrente, interpellato dai colleghi di TeleTicino. "Ci riserviamo di verificare con il nostro servizio giuridico se ci sono delle premesse per andare avanti con una procedura, in particolare per l'istigazione alla dissimulazione del volto".
"È una provocazione fine a sé stessa" commenta dal canto suo Michele Bertini, municipale di Lugano. "Alla fine la polizia e il Municipio in quanto autorità si trovano nella situazione di dover applicare quanto il Parlamento ha voluto. Che piaccia o no al signor Nekkaz".
Una posizione condivisa anche dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: "Non conosco nel dettaglio i fatti visto che sono stati constatati dalla Polizia di Lugano, ma dimostra come la legge non prevede solo il divieto per chi dissimula il volto, ma anche per chi istiga a farlo. Quindi anche questo signore sarà perseguito".
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