
La nuova legge sugli orari di apertura dei negozi proposta dal Governo è al vaglio della sottocommissione della Gestione. Questa proposta prevede, tra l’altro, una modifica degli orari di apertura dei negozi. Fino alle 19 nei giorni feriali, fino alle 18 il sabato e il mantenimento delle 21 il giovedì.La questione degli orari di apertura dei negozi da molto tempo è un campo di battaglia tra i sindacati e gli operatori del settore commerciale. Ma ieri sembrerebbe che si sia aperto uno spazio di dialogo che possa permettere di trovare dei compromessi che tengano conto delle esigenze e delle rivendicazioni di tutti.Saverio Lurati del Partito Socialista e segretario regionale di UNIA ha infatti messo sul tavolo della sottocommissione della Gestione sei proposte che sono state ritenute “equilibrate”. Questo quanto riporta il Corriere del Ticino.Non sono noti i dettagli di queste sei proposte, ma le parole di Marco Chiesa dell’UDC lasciano intendere che ci sia spazio di discussione “La riunione è stata costruttiva – dice Chiesa – la soluzione avanzata da Lurati mi sembra positiva, ci sono proposte ritenute condivisibili. In sottocommissione c’è stata una buona accoglienza ed il clima non è più stato di sola contrapposizione”.Sulla proposta di nuova legge i sindacati avevano preannunciato un referendum. Forse queste nuove proposte scongiureranno questo pericolo. Il commento Sembra quindi che i sindacati si stiano “ammorbidendo”. È chiaro che il momento non è dei migliori per l’economia ticinese, soprattutto per quel che concerne le vendite al dettaglio. La petizione di Federcommercio, con la quale si chiede l’apertura dei negozi al sabato fino alle 18:30, e che ha raccolto più di 15'000 firme in tre settimane, potrebbe aver fatto riflettere anche i sindacati sull’opportunità di entrare in discussione sul tema con un piglio diverso, più possibilista. Si spera che sia terminato il tempo delle barricate e dei muro contro muro e che ci si stia avviando verso una stagione di dialogo costruttivo. Il cittadino, a fine mese, fa i conti in tasca, ed anche chi si sente legato al territorio ed è disposto a concedere un certo credito alla politica affinché trovi presto una soluzione, potrebbe decidere di varcare la frontiera. di Marzio Minoli
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