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Ticino
Negozi chiusi a San Giuseppe, ecco le ragioni del Tribunale
Redazione
15 anni fa
Federcommercio e DISTI: "Sconcertati. Dieci milioni di perdita sulla cifra d'affari"

La reazione dei rappresentanti del commercio è di sconcerto. Un sentimento che accomuna Alberto Menache, presidente di Federcommercio, e Enzo Lucibello, portavoce della grande distribuzione, la DISTI. Secondo i loro calcoli, la sentenza del Tribunale amministrativo che ha decretato oggi lo stop all’apertura straordinaria di sabato prossimo, festa di San Giuseppe, costerà una perdita di cifra d’affari pari a 10 milioni di franchi. E comporterà una perdita secca di almeno 100mila franchi per i commercianti, che nel frattempo hanno promosso l’apertura a tambur battente, con pagine pubblicitaria su diversi quotidiani italiani. E ci sono poi le misure già predisposte sul personale per organizzare turni e recuperi. Amareggiati e delusi, senza contare il danno di immagine che deriverà dal dover correggere l’informazione alla clientela, ticinese, ma soprattutto italiana. A questo punto, dice Menache, invitiamo tutti ad andare a fare acquisti oltre confine. Ma vediamo come si è giunti alla clamorosa sentenza odierna, a quattro giorni dalla prevista apertura. Il 14 febbraio il Dipartimento finanze ed economia ha negato l’apertura straordinaria per sabato 19 marzo, confermando invece altre deroghe per giornate festive di dicembre. Motivo: da diversi anni il DFE non autorizza più aperture straordinarie generalizzate in occasione di giorni festivi non parificati alle domeniche (com’è il caso, appunto di San Giuseppe), laddove non sussista altra motivazione che l’interesse economico dei commercianti. Poi la Federcommercio si è appellata al Consiglio di Stato, che il 3 marzo ha ribaltato la decisione del DFE, suscitando una piccata reazione del Dipartimento. Il Governo ha considerato le difficoltà economiche, legate al cambio sfavorevole tra franco ed euro, e il fatto che la festività di San Giuseppe cade quest’anno di sabato. Ha ammesso quindi una deroga eccezionale rispetto alla prassi finora adottata dal DFE. Sembrava tutto a posto. Invece no. Sono infatti scattati due ricorsi: uno del sindacato UNIA, l’altro di privati cittadini. Per ora il Tribunale amministrativo, pur non entrando nel merito delle aperture, ha concesso a tale ricorso l’effetto sospensivo. Il che significa, appunto, che i negozi, fino alla sentenza finale, non potranno aprire sabato prossimo. Ma il Tribunale dice anche che la decisione finale pare già oggi scontata: dunque no all’apertura di sabato. Richiamandosi a una sentenza federale su un caso analogo, risalente al 2006, i giudici ticinesi hanno messo un paletto di prudenza, in attesa della sentenza finale. Sentenza, che comunque definiscono scontata anche nel merito. I giudici affermano che i commercianti non possono far leva né sulla decisione del Governo né sulle misure organizzative già adottate in vista dell’apertura di sabato. In particolare le campagne pubblicitarie in Italia. In sostanza, dice il Tribunale, la Federcommercio sapeva benissimo che contro il via libera all’apertura c’era un ricorso e non disponeva dunque della certezza di poter far uso della deroga.Governo: "Decisione penalizzante"In una nota il Consiglio di Stato definisce quella del Tribunale amministrativo una “decisione risulta senz’altro penalizzante per il settore del commercio al dettaglio, già di per sé confrontato con una situazione congiunturale difficile anche a causa del cambio particolarmente sfavorevole tra il franco e l’euro”. Per il Governo quindi, si legge nel comunicato stampa, è chiaro che “l’attuale quadro legislativo non consente la concessione di deroghe generalizzate in occasione di giorni festivi non parificati alla domenica.” A questo punto scrive il Consiglio di Stato vi è “la necessità e l’urgenza, quale reale misura di supporto al comparto della vendita, di una revisione della normativa cantonale sull’apertura dei negozi, adeguata anche alle mutate esigenze e abitudini dei consumatori”. E in questo senso

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