
Fouad Zerroudi, l'operaio marocchino che ha raccontato a Falò le presunte irregolarità sul cantiere Alptransit della galleria del Monte Ceneri, non potrà lavorare in Svizzera. Lo rende noto il quindicinale Area in un articolo pubblicato ieri.
Dopo l'apertura dell'inchiesta l'uomo aveva inizialmente trovato lavoro in un’altra azienda in Italia quale operaio specializzato ma, aveva denunciato il sindacato UNIA lo scorso 10 ottobre, sarebbe stato lasciato a casa poco dopo.
Per l'operaio si era in seguito aperto uno spiraglio in quanto un’impresa svizzera avrebbe voluto assumerlo come macchinista specializzato. Essendo di nazionalità marocchina, però, Zerroudi sottostà alle norme legislative federali sui permessi di lavoro di cittadini di Paesi terzi. A inizio estate, l’azienda aveva inoltrato la domanda di assunzione di Zerroudi e la Commissione cantonale Stati terzi aveva espresso un preavviso favorevole al rilascio del permesso di dimora per esercitare un’attività lucrativa.
La palla è dunque passata alla Segreteria di stato della migrazione (SEM), che ha pure ricevuto una lettera in cui rappresentanti dell'Associazione Industrie Ticinesi (AITI), della Camera di commercio (Cc-Ti), della Società svizzera impresari costruttori (SSIC) e dei sindacati UNIA e OCST avevano descritto "il fondamentale ruolo di Zerroudi nella denuncia penale e all’opinione pubblica attraverso la trasmissione Falò".
Lo scorso 25 ottobre la SEM ha però deciso negargli il permesso in quanto ritiene, in sostanza, che non Zerroudi non è un lavoratore qualificato (ai sensi dell'Art. 23 Lstr il permesso di soggiorno di breve durata o di dimora per esercitare un’attività lucrativa può essere rilasciato solo a quadri, specialisti e altri lavoratori qualificati) e che sul mercato del lavoro svizzero, così come nell'UE e nei Paesi AELS, sono disponibili abbastanza figure professionali come la sua.
"Ora valuteremo si ci sono i margini di manovra per presentare ricorso contro questa decisione, che ritengo incomprensibile e priva di logica", ha spiegato a Ticinonews il sindacalista Igor Cima (UNIA), che fin dall’inizio ha seguito l’intera vicenda. "Con la sua testimonianza, Fouad ha permesso l’apertura dell’inchiesta e in Italia ha ormai terra bruciata attorno a sé. Ritengo sia un peccato che La SEM non abbia riconosciuto l’eccezionalità della situazione”.
Per Cima questa decisione ha anche altri risvolti: “Per un lavoratore è molto difficile denunciare abusi sul posto di lavoro in quanto manca una vera tutela. Decisioni come queste non aiutano a tutelare queste figure già deboli, che magari trovano un nuovo lavoro e poi non possono nemmeno svolgerlo”.
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