
Da domani prenderà il via ufficialmente la 79.esima edizione del Festival del Film di Locarno. Un'edizione dai grandi numeri, sono infatti 233 i film che verranno proiettati, ci saranno 103 prime mondiali, 28 produzioni svizzere. Si tornerà anche ai grandi nomi sul red carpet: Isabella Rossellini e Asia Argento, giusto per citarne due. Ci sarà spazio anche per i grandi classici, come Balla coi Lupi. Ma chi conosce bene la kermesse sa che il Festival non è solo cinema, ci sono incontri, conferenze e ci sono tanti racconti di chi il Festival lo ha vissuto e lo ha fatto vivere. Abbiamo incontrato Neda Regolatti che per 20 anni, dal 1992 al 2012, è stata responsabile del Servizio accrediti.
Accrediti scritti a mano
«Ho iniziato casualmente al Festival: non ho fatto una richiesta di assunzione, ma lavorando nella sede del Festival per l'allora Eco di Locarno, mi hanno poi chiesto se volevo essere responsabile degli accrediti. Ho detto: "Provo". Il primo anno è stato abbastanza impegnativo perché non conoscevo niente e ho dovuto andare avanti un passo alla volta. Dal secondo anno in poi le cose sono andate meglio». Anche se il lavoro era ben diverso rispetto a oggi: «Nei primi anni avevamo 2.000, 2.500 accrediti e poi, vent'anni dopo, erano 5.000, 5.500». Un bel cambiamento. «Ai tempi c'erano sì i computer, ma non c'erano le mail. Gli accrediti arrivavano via posta, dovevamo immetterli a mano, compresi tutti i numeri di telefono, i nomi, e tante volte con delle scritture impossibili. Dovevamo persino telefonare a queste persone e chiedere se il nome era corretto o meno per non sbagliare l'accredito. E poi le tessere dovevamo stamparle, tagliarle e plastificarle una a una».
Il giorno dell'apertura
Neda Regolatti racconta anche uno dei momenti clou: il giorno dell'inizio, con l'arrivo di tutti i ritardatari che creavano una grande confusione. «Era una follia, ci preparavamo moralmente perché sapevamo che arrivavano un numero assurdo di persone che pretendevano l'accredito last minute. Poi ci siamo resi conto che era una cosa quasi impossibile da vivere. E c'era chi si arrabbiava perché era in ritardo, chi non lo riceveva subito. Insomma, era una follia vera».
Tanti ricordi nel cuore
In vent'anni di collaborazione con il Festival, Regolatti ha incontrato moltissime persone. C'è qualcuno che è rimasto nel cuore più di altri? «C'era Becky Probst, che era direttrice del Festival di Berlino per tanti anni, una persona squisita. Veniva sempre a salutarmi, ci bevevamo il caffè insieme. E poi tanti altri personaggi che ho ancora nel cuore adesso. Anche persone molto alla mano, persone che non si sono mai messe in evidenza per quello che facevano, ma per quello che erano».

