“Necessario agire contro questa piaga della società”
Il Governo ha presentato il primo Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Bertoli: “Dimensione preoccupante”, Gobbi: “Un lavoro che dev’essere coordinato”, De Rosa: “Una ferita nel corpo sociale”
di MMINO
“Necessario agire contro questa piaga della società”

Alla vigilia delle Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne il Governo ha presentato a Palazzo delle Orsoline un primo Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Presenti oggi tre consiglieri di Stato: il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa.

Dalla Convenzione di Istanbul
Il 1° aprile 2018, lo ricordiamo, in Svizzera entra in vigore la Convenzione di Istanbul che ha lo scopo dell’eliminazione della violenza domestica e contro le donne e in questa convenzione viene anche definito il campo di azione delle varie tipologie di violenze. Nello stesso anno la Conferenza nazionale sulla violenza domestica, ha spiegato Bertoli, “definisce 7 assi prioritari di intervento che riguardano anche il finanziamento, il lavoro con persone violente, un numero sufficiente di case protette, centri di prima assistenza alle vittime e l’educazione in generale”.

Dati allarmanti
Dalla Convenzione di Istanbul, quindi, la spinta di creare il Piano d’azione cantonale che è “un documento che ripercorre la dimensione preoccupante che riguarda più dipartimenti”, spiega Bertoli e che si presenta in un “contesto complesso e in continua evoluzione per gestire questo fenomeno purtroppo strutturale”, ha aggiunto Gobbi. Il tema della violenza domestica è un elemento che il Governo ha inserito nel suo piano di legislatura 2019-2023, ed è oggi più che mai un fenomeno da debellare. In Svizzera nel 2020, secondo i dati presentati in conferenza stampa, si sono contati oltre 20mila reati ascritti all’ambito domestico e nel 72% dei casi la vittima era una donna. In Ticino, invece, le infrazioni segnalato in ambito familiare sono state 607. 1’105 sono stati gli interventi di Polizia e in 187 casi l’autore si è allontanato dal domicilio in maniera volontaria, in 82 casi si è proceduto a ordinare l’allontanato forzato, 118 persone sono state segnalate e prese a carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e, purtroppo, 27 donne sono state vittime di violenza domestica e 22 bambini sono stati ospitati dalla Casa delle donne e da Casa Armonia.

“Un lavoro coordinato”
Vista l’emergenza “nell’ambito della strategia nazionale 2030 è stata inserito il tema della violenza domestica che riguardano quattro campi di azione tra cui vita professionale e pubblica, conciliabilità di lavoro e famiglia, della violenza specifica al genere e di discriminazione”. Nel 2021, inoltre, “è stato avviato un dialogo anche tra Confederazione e Cantoni con una roadmap di 10 assi, tra cui rientra anche il numero diretto per le vittime di violenza a tre cifre”. Un lavoro complesso, quindi, che necessità però di collaborazione a più livelli, istituzionali e no. A confermalo è anche Norman Gobbi, il quale sostiene che per attuare i contenuti della Convenzione di Istanbul è “fondamentale attuare un lavoro forzatamente coordinato”. Il Piano d’azione cantonale è anche una “fotografia complessa di enti e servizi attivi sul livello cantonale per dare anche una struttura al sistema di prevenzione e gestione della violenza domestica, migliorando così la risposta alla violenza”, sottolinea Gobbi. E ricorda: “In caso di forte pericolo l’unico numero da chiamare è il 117”.

“Necessario agire contro questa piaga della società”

Fotografia, dunque, che mostra bene anche i 4 assi di intervento del Piano: prevenzione (informare e sensibilizzare tramite campagne), protezione (strutture case protette), perseguimento (bracciale elettronico) e politiche coordinate. Per quanto riguarda l’asse di intervento per il perseguimento, affidato al DI, l’obiettivo è intervenire sull’ambito degli autori. “È bene capire che la violenza domestica è un problema di carattere pubblico e sociale”, ha spiegato Gobbi. In quest’asse rientra l’applicazione del monitoraggio elettronico attraverso il braccialetto – già anticipato Conferenza cantonale dei direttori di Giustizia e polizia – che rimane passivo e in differita. Il sistema, infatti, non ha un posizionamento GPS.

“Una ferita nel corpo sociale”
“Vogliamo proporre una visione e proporre strategie e linee di azione”, sottolinea De Rosa che commenta la violenza domestica come un “un triste fenomeno” che reclama “uno spazio maggiore nelle agende politiche”. Il Piano d’azione contro la violenza domestica – sottolinea il direttore del Dss – non è un documento statico ma deve “evolvere per essere sempre aggiornato” e attuato alla realtà in cui viviamo. “È necessario che tutti facciano di più per combattere questa piaga della società e sensibilizzare l’opinione pubblica”, avverte. Con le misure presentate oggi, il Governo intende quindi “consolidare e rafforzare” la collaborazione tra enti e persone per prevenire e contrastare la violenza domestica. “Non è un fenomeno che tende a diminuire, ma è pervasivo e diffuso in tutta la società. Riguarda tutti noi ed è una ferita nel corpo sociale”. Il direttore del Dss ha poi ricordato il sito del cantone dedicato alla violenza domestica sul quale si trovano tutti i numeri d’emergenza utili.

Dello stesso avviso è anche il presidente del Consiglio di Stato che sottolinea: “È un tema che è in evoluzione anche in base ai cambiamenti sociali, di percezione e di indignazione e per questo ci vogliono basi legali solide”.

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