
Non è giusto che le coppie sposate paghino più imposte e ricevano una pensione inferiore ai concubini. A 32 anni da una sentenza del Tribunale federale (TF) che condannava questa prassi, è giunto il momento di correggere il tiro, ha sostenuto oggi il Comitato (PPD, UDC, Evangelici) "Basta svantaggi fiscali per le coppie sposate", raccomandando di sostenere l'iniziativa lanciata dal PPD in votazione il prossimo 28 di febbraio.
Dopo la sentenza del TF risalente al 1984, il problema della discriminazione fiscale delle coppie sposate - compresi anche le coppie che vivono in partenariato registrato equiparate fiscalmente alle prime - è stato risolto a livello cantonale, ma non federale, ha fatto notare il comitato.
Tuttavia, nonostante le riforme degli ultimi anni, circa 80 mila coppie sposate formate da coniugi che lavorano e con un reddito totale elevato (ciò vale anche per pensionati), devono all'erario - imposta federale diretta - una somma maggiore rispetto ai concubini in una situazione simile.
Nel primo caso, infatti, i redditi - lavoro e patrimonio - vengono sommati, e quindi tassati con un'aliquota superiore. Non è il caso dei concubini, tassati individualmente. A parità di reddito, pagano meno imposte. Ma il trattamento differenziato non finisce qui: le coppie sposate hanno diritto a una rendita non superiore al 150%, mentre i concubini ricevono una rendita intera ciascuno (200%).
Il Parlamento ha bocciato l'iniziativa, preferendo il sistema della tassazione individuale a livello federale - ancora da realizzare, n.d.r. - e perché il testo del PPD, così come formulato, impedirebbe l'estensione del matrimonio alle coppie omosessuali.
La modifica costituzionale proposta definisce infatti il matrimonio come un'unione durevole tra un uomo e una donna. Per la maggioranza si tratta insomma di un tentativo surrettizio per impedire che tale istituto venga esteso in futuro anche alle coppie omosessuali.
Per il consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI), membro del comitato, si tratta di timori infondati, giacché dal punto di vista giuridico, il passaggio incriminato "non cambia niente nel diritto e nella giurisprudenza vigenti".
La definizione inclusa nell'iniziativa, ha precisato, è stata accettata in votazione nel 1999 al momento del rinnovo della Costituzione federale, mentre nel 2007 è riconosciuta l'unione registrata alle coppie dello stesso sesso, istituto che garantisce gli stessi diritti e le stesse protezioni riconosciute dal matrimonio.
La critica alla formulazione del testo è strumentale, secondo il deputato ticinese, "poiché l'iniziativa è di natura prettamente fiscale e va a beneficio anche delle coppie in unione domestica registrata".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

