
75 persone in carcere e 158 persone indagate. Sono i numeri dell’operazione antimafia condotta tra Svizzera e Italia, che ha comportato perquisizioni anche in Ticino. Un’operazione che riaccende i riflettori sulla tematica delle associazioni mafiose presenti nel nostro territorio e la loro evoluzione nel tempo. Per fare un quadro della situazione Teleticino ha interpellato Antonio Talia, giornalista di Radio 24 e autore del libro “Statale 106, viaggio sulle strade segrete della ‘ndrangheta”.
“La ‘ndrangheta è un’organizzazione che è molto gerarchica, ma allo stesso tempo molto agile” racconta Talia. “A differenza di altre organizzazioni mafiose, come Cosa nostra in Sicilia e la Camorra in Campania, che hanno un leader o una serie di leader operativi, ogni cosca di ‘ndrangheta è suddivisa per aree di competenza e di tipo geografico. C’è poi una sorta di direttorio, che serve a evitare contrasti tra le cosche, ma non si occupa di dirigere le fasi operative criminali di ogni cosca. In altri termini ogni cosca può fare quello che vuole nel territorio di competenza. Bisogna inoltre tenere conto che ogni cosca è legata da strettissimi vincoli famigliari e può movimentare capitali davvero ingegni. Ci troviamo quindi di fronte a un’organizzazione potente, anche se operazioni come quella di ieri ne evidenziano le fragilità”.
Secondo Talia nel blitz antimafia tra Svizzera e Italia sono emersi elementi nuovi. “Ci sono elementi famigliari, come il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro, ma quello che è interessante è la questione delle armi. Ciò dimostra che la potenza militare rimane fondamentale per le cosche per quanto cerchino di evolversi ed esercitare un potere finanziario. Il secondo elemento interessante è il riuscire a farsi strada in territori apparentemente non toccati dall’organizzazione, in Cantoni come Zugo o Soletta. L’esperienza e molte inchieste internazionali insegnano che è un’organizzazione davvero senza confini”.
Il collegamento con la Svizzera non è tuttavia “qualcosa di completamente inedito” prosegue Talia. “Ci sono state molte altre operazioni che hanno visto dei ‘ndranghetisti arrestati in Svizzera o con rapporti con il paese elvetico. Il fatto che le due Procure, quella italiana e quella elvetica, e la Polizia di entrambi i paesi siano riusciti a collaborare è sicuramente un ottimo segnale”.
Per Talia si può comunque parlare di mafie come multinazionali: non solo si muovono su più nazioni, ma hanno un sistema finanziario allargato, con una quota dei proventi che ritorna alla casa madre.
Pasi: “Non è un evento eccezionale”
Anche Pierluigi Pasi, ex procuratore federale, ha sottolineato ai microfoni di Teleticino come l’operazione antimafia di ieri non sia un evento eccezionale. “Qualche anno fa se ne registrava un numero significativo. Da un lato può preoccupare la presenza di questo genere di criminalità in Ticino. Dall’altro è segno che vi è attenzione da parte delle autorità competenti e che la pressione esercitata su queste organizzazioni ha avuto effetto”.
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