
"Doveva presumere che i soldi provenissero da un crimine". A questa conclusione è giunta la Corte del Tribunale penale federale di Bellinzona, presieduta dal giudice Giuseppe Muschietti, che ieri ha condannato una 47enne, ex moglie di un esponente della cosca 'ndranghetista nel Nord Italia, titolare di un conto in cui sono confluiti 1,5 milioni di franchi, frutto di attività della mafia in Lombardia.
La donna è stata riconosciuta colpevole di riciclaggio di denaro e falsità in documenti e condannata a due anni di carcere, sospesi condizionalmente.
La Corte in sostanza ha abbracciato la tesi dell'accusa, patrocinata dal procuratore federale Stefano Herold, secondo cui la donna si è prestata per consentire all'organizzazione di ripulire il denaro sporco. Denaro che era stato recuperato a distanza di anni grazie all'appoggio di Franco Longo (il "cassiere" della 'ndrangheta in Svizzera) e un'ex municipale di Chiasso, entrambi già condannati dallo stesso tribunale lo scorso dicembre a cinque anni e mezzo per organizzazione criminale e riciclaggio di denaro rispettivamente 3 anni parzialmente sospesi per riciclaggio di denaro.
La 47enne inoltrerà molto probabilmente ricorso al Tribunale federale. Durante l'arringa l'avvocato difensore Gabriele Banfi, si è battuta per il proscioglimento della sua assistita, parlando della "tipica povera donna del sud" sottomessa gli uomini di casa. L'accusa invece aveva chiesto una pena detentiva di due anni e sei mesi.
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