
L'iniziativa «200 franchi bastano!» è stata bocciata. Nonostante una battaglia tirata in Ticino, ancora una volta la «cultura pluralista della Svizzera ha dimostrato di essere forte, tanto da respingere ogni tentativo di netto ridimensionamento». Lo scrive nel suo editoriale odierno il direttore del Corriere del Ticino. Paride Pelli evidenzia come ora per la RSI si apra un «capitolo di ulteriore riflessione sul futuro e di revisione della propria struttura aziendale». Perché «l’esito del voto di ieri nel nostro cantone (...) parla chiaro: il respingimento, non così netto, dell’iniziativa "200 franchi bastano!" non è l’apertura di una nuova linea di credito senza garanzie per la tivù pubblica né tantomeno l’avallo a perseguire più lentamente la declinazione locale di «En avant», il piano di riorganizzazione che la SSR ha studiato in vista di quando, alla fine di un percorso graduale, il canone sarà comunque sceso, inevitabilmente, a 300 franchi». Il direttore del CdT sottolinea: «Per la nostra tivù pubblica lo scoglio più pericoloso è stato sì superato senza fare naufragio, ma il porto di arrivo resta ancora lontano. E specialmente i ticinesi hanno fatto sapere di voler sorvegliare a vista la futura navigazione».
Per Pelli, infine, i tempi sono difficili non solo per il servizio pubblico, ma pure media privati «costretti ad attraversare la stessa enorme crisi di un settore, quello dell’informazione, sempre più alle corde».
Il direttore della Regione Daniel Ritzer, dal canto suo, evidenzia come «quella che a più riprese è stata definita una battaglia preponderantemente ideologica, in realtà riguardasse una questione molto più prosaica: il tentativo da parte di un ampio fronte (Udc, giovani liberali, Usam, Lega dei ticinesi) di mettere in discussione gli attuali equilibri di mercato tra pubblico e privato».
Per Ritzer la «ratifica di una certa idea di servizio (...) comporta pure un mandato chiaro, nonché una grande responsabilità per la SSR, e in particolare per la ‘nostra’ RSI: la maggioranza degli elettori è a favore di un servizio pubblico solido. Siatelo, diamine», esorta il direttore della Regione, augurandosi che la RSI non debba piegarsi «a ogni piè sospinto agli umori del potere politico ed economico di turno (né tanto meno ai desiderata della platea). Forte e pure indipendente da quelle logiche commerciali che spesso condizionano l’operato delle emittenti private, primi fra tutti gli algoritmi delle grandi piattaforme».

