
È stata bocciata, con 63 voti contro 15, e 3 astenuti, l'iniziativa parlamentare depositata nel giugno 2009 dall'allora granconsigliere Manuele Bertoli per trasferire agli Esecutivi la competenza per l'esame delle domande di naturalizzazione. Tale competenza resterà quindi in mano ai Legislativi, ossia il Consiglio comunale dapprima e il Gran Consiglio in un secondo tempo. Non era la prima volta che dai banchi socialisti venivano inoltrate proposte simili, ma la sinistra si è nuovamente trovata da sola a sostenere una proposta che "non sarebbe stata un'apertura incontrollata alla naturalizzazione, bensì una misura che avrebbe permesso di garantire la privacy dei richiedenti e di risparmiare tempo e denaro", secondo le parole di Francesco Cavalli. Parole rimaste inascoltate tra i banchi degli altri partiti, che hanno ribadito la validità del sistema attuale.Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il quale raccomandava la bocciatura dell'iniziativa, ha spiegato come "la prassi attuale non ha controindicazioni". Un motivo in più per mantenere lo status quo, come deciso poi a larga maggioranza dal Gran Consiglio. I lavori parlamentari proseguono con l'approvazione delle naturalizzazioni effettuate dai Comuni. Due di esse sono finite nel mirino della Lega, che le contesta con un rapporto di minoranza firmato Stefano Fraschina. Come provenienza dei due candidati alla nazionalità svizzera figura infatti la dicitura "origine sconosciuta". Fraschina chiede maggiore chiarezza sulle pratiche da approvare.
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