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Ticino
Naturalizzazione di Tomic: il consiglio comunale voterà per la terza volta
Naturalizzazione di Tomic: il consiglio comunale voterà per la terza volta
Naturalizzazione di Tomic: il consiglio comunale voterà per la terza volta
Redazione
7 anni fa
Si continua a discutere per la domanda di naturalizzazione della madre di uno dei condannati per l'omicidio di Damiano Tamagni

Sta diventando una sorta di storia senza fine la domanda di naturalizzazione che la madre di Marko Tomic, condannato a 10 anni carcere per l’omicidio di Damiano Tamagni, aveva presentato al Comune di Losone. Come riporta il Corriere del Ticino, dopo due dinieghi espressi dal Legislativo, lo stesso Consiglio comunale dovrà tornare a votare per la terza volta sulla questione. Il relativo messaggio è stato pubblicato in questi giorni dal Municipio, dopo che il Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) ha respinto l’ultimo ricorso della serie, inoltrato proprio dallo stesso Esecutivo. Un’annosa vertenza, insomma, sulla quale – seppur tutte le istanze coinvolte abbiano, giustamente, fatto ben attenzione a prendere le distanze da quel fatto – pesa inevitabilmente l’ombra della morte violenta del giovane di Gordola avvenuta nel 2008 a Locarno. Un caso complesso che riporta però anche d’attualità la questione della concessione dell’attinenza affidata alla competenza dei Legislativi comunali, il cui voto rischia talvolta (come in questo caso) di trasformarsi in un mero esercizio di democrazia teorica, venendo poi sorpassato da giudizi superiori.

È anche per questo che, si evince dal messaggio pubblicato in questi giorni, il Municipio di Losone aveva deciso, nell’ottobre di due anni fa, di ricorrere al TRAM contro la decisione del Consiglio di Stato, che aveva accolto il ricorso della candidata dopo l’ultimo no (il secondo) espresso dal Consiglio comunale contro la sua domanda di naturalizzazione. L’Esecutivo si era dunque rivolto all’istanza superiore per sostenere il verdetto del proprio Legislativo, «il quale – si legge nel documento municipale – sarebbe stato «sostanzialmente privato del proprio ruolo».

Non solo. Il passo era stato deciso anche considerando l’intera procedura, che avrebbe rischiato «di divenire una farsa, dall’esito tutt’altro che certo, ritenuto che di fatto il Consiglio comunale, se nuovamente chiamato a pronunciarsi (così come sarà, ndr.), potrebbe nuovamente negare la concessione dell’attinenza comunale (oppure astenersi dall’esprimere il voto)». Un vero ginepraio giuridico, di cui, in effetti, si fatica a cogliere il senso. Su tale punto non si è ovviamente espresso il Tribunale amministrativo (chiarendo che si tratta di una questione che riguarda il Legislatore), ma nella sentenza avversa al Municipio si fa comunque notare come non siano chiari i motivi per i quali in Ticino, «diversamente da alcuni altri Cantoni o Comuni della Svizzera, si continui a conferire la competenza sulla concessione dell’attinenza comunale al Legislativo comunale e non all’Esecutivo».

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