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Ticino
Natale non salva il commercio
Redazione
12 anni fa
Alcuni segnali positivi giungono però dalle attività commerciali di media e grande entità, che hanno chiuso l'anno con maggiore tonicità

Nel quarto trimestre del 2013 il commercio al dettaglio ticinese ha potuto godere di una lieve brezza natalizia. Il settore seguita comunque a palesare difficoltà soprattutto nella piccola distribuzione, che patisce ancora il calo dell’afflusso di clienti e dei quantitativi di vendite. Per contro, l’anno chiude con maggior tonicità per le attività commerciali di media e grande entità.

Il 44% dei commercianti lamenta un calo dell'afflusso di clienti, mentre il 28% un aumento. Gli utili trimestrali sono in contrazione a detta del 43% degli interpellati, stabili secondo il 42% e aumentati per il 15%.

All’orizzonte non si profilano cambi di tendenza per la piccola distribuzione, i cui operatori prevedono un peggioramento dell’andamento degli affari. Pacatamente ottimisti invece i commercianti dei negozi di media e grande dimensione, che si attendono per metà anno un graduale miglioramento degli affari.

Anche il quarto trimestre ha fatto registrare dati paragonabili a quelli dei trimestri precedenti" commenta il vicepresidente di Federcommercio, Paolo Poretti. "La situazione generale rimane piuttosto debole e anche le vendite natalizie non hanno risolto il problema di fondo del commercio al dettaglio ticinese."

"Molteplici fattori, già evidenziati nei mesi scorsi, contribuiscono ad una sostanziale stagnazione delle vendite nei negozi" aggiunge Poretti. "La mancanza di segnali positivi tangibili a livello dei singoli consumatori, con conseguente perdurare del sentimento di incertezza, mantiene bassi i consumi. Le notizie spesso negative che giungono anche dall'estero non aiutano a migliorare la fiducia del consumatore e tutte le iniziative messe in atto dai singoli commercianti hanno riscontri inferiori alle aspettative. Riprendendo il proverbio mal comune mezzo guadio, possiamo constatare come la situazione ticinese sia paragonabile a quella di molte altre aree europee. Questo fatto purtroppo non aiuta a risolvere il problema ma per lo meno evidenzia come la questione non sia riconducibile all'incapacità del settore di far fronte alla situazione. Il tutto è parte di un fenomeno di dimensioni tali che sfugge al controllo del singolo commerciante."

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