
Giornalista e scrittrice messicana. Le sue inchieste sul narcotraffico, sui cartelli, sono note in tutto il mondo e a causa di esse ha dovuto abbandonare il suo paese a causa delle minacce ricevute, non solo dai cartelli ma anche da tutto l'apparato militare e governativo del paese. Stiamo parlando di Anabel Hernández, ospite ieri sera della trasmissione «Detto Tra Noi» in onda su TeleTicino.
Comincerei dall'uccisione del Mencho avvenuta qualche giorno fa. Chi era e quanto pesava la sua organizzazione?
«Il Mencho era uno dei più potenti trafficanti di droga del pianeta. Stiamo parlando del Cartél de Jualisco Nueva Generación, presente in almeno cento paesi nel mondo e che conta circa diciannovemila integranti. Un'organizzazione criminale molto potente, con molti soldi e particolarmente violenta».
Noi conosciamo di più il cartello di Sinaloa per via di El Chapo. Se dovessi fare un paragone tra queste due organizzazioni, quanto pesa l'una e quanto l'altra?
«In base alle inchieste svolte dal governo degli Stati Uniti, queste due organizzazioni sono le più potenti al mondo nel traffico di stupefacenti. Diciamo che negli ultimi tre-quattro anni il cartello di Sinaloa e quello Jalisco Nueva Generación sono alla pari in termini di traffico di stupefacenti, ma anche in capacità di uccidere persone».
Il Mencho era specializzato soprattutto nel fentanyl, esatto?
«Il Mencho ha iniziato la sua carriera criminale quando era ancora un ragazzo di diciotto anni. Ha cominciato in California come un semplice spacciatore di droga e in seguito ha trovato la strada per arrivare a essere uno dei più potenti al mondo. È partito con la cocaina, passando poi a queste tipologie di droghe sintetiche e infine al fentanyl che, come si sa, è una della sostanze più pericolose: ha ucciso oltre mezzo milione di persone agli Stati Uniti».
Quanto sono state importanti per il 'blitz' le informazioni degli americani?
«Questo episodio rappresenta una vergogna per il governo del Messico. Il posto dove il Mencho è stato ucciso è un luogo in cui lui si trovava almeno dal 2020 e il governo del Messico sapeva che quel posto era di sua proprietà. Ma il Mencho era molto tranquillo, perché godeva della complicità del governo locale, statale e anche federale».
L'intervento che ha portato all'uccisione del Mencho che cosa ha provocato?
«Oggi è chiaro al mondo che in Messico c'è un grossissimo problema, non solo perché diversi cartelli della droga hanno controllo territoriale in tutto il paese, ma anche perché queste organizzazioni criminali hanno potuto crescere fino al livello attuale grazie alla complicità e alla corruzione del governo locale. Governo locale per cui questa immagine del Messico in fiamme proprio alcuni giorni prima dell'inaugurazione dei Mondiali di calcio è ancora più preoccupante. E tante partite della Coppa del Mondo si giocheranno a Jalisco, dove ha sede il cuore di questa organizzazione criminale. Tanti Paesi sono preoccupati. Penso che il governo messicano non possa purtroppo garantire la sicurezza né per i cittadini messicani né per la gente proveniente da fuori».
Nelle ore successive, la presidente cercava in qualche modo di invitare alla calma. Ma come si può gestire una situazione del genere?
«Il problema che si vive oggi in Messico è conseguenza di una lunghissima storia di collegamenti tra il governo e i diversi cartelli della droga. Stiamo parlando di un sistema criminale che è riuscito a controllare il Paese. Penso che patteggiare con la criminalità organizzata non possa essere in alcun modo una via d'uscita. Certo, il timing per la presidente del Messico è molto difficile. Come accennato, tra poche settimane inizierà la Coppa del Mondo: immaginiamo un governo messicano in guerra con il cartello Jalisco in pieno Mondiale di calcio...».
Donald Trump in passato ha detto: 'Potremmo intervenire direttamente noi in Messico, andando a sparare e a prendere questi cartelli che sono stati dichiarati organizzazioni terroristiche'. Da messicana, questo ipotetico intervento di un governo straniero potrebbe essere in qualche modo salvifico?
«È una domanda molto complessa. Dobbiamo dire che sì, il Messico è la 'matrice' di queste organizzazioni criminali, ma è anche vero che vi è una complicità internazionale nella crescita di queste realtà. Il cartello Jalisco fa affari anche con la 'Ndrangheta, con la mafia albanese, con quella russa, ed esporta la sua droga anche in Europa. Siamo dunque in presenza di una corresponsabilità mondiale. È impossibile che i messicani possano risolvere il problema del 'narcos' da soli; la vera lotta contro queste organizzazioni criminali deve essere mondiale. Neanche Trump, con tutto il suo potere, può farlo da solo».
L'intervista completa ad Anabel Hernández:

