
È con "soddisfazione" che Giorgio Ghiringhelli ha appreso la notizia che il 1° luglio entrerà in vigore (ricorsi permettendo) il divieto del burqa in Ticino.
"Sono trascorsi ben 5 anni da quando avevo lanciato l'iniziativa ticinese che ha fatto da apripista in Svizzera" commenta il "papà" del divieto del burqa, che ora sta facendo campagna per l'iniziativa federale, lanciata dal comitato di Egerkingen, che chiede di introdurre il medesimo divieto a livello nazionale.
Per la campagna nazionale, Ghiringhelli spiega di aver scelto di usare le parole del Gruppo socialista alle Camere federali.
"Nel 2010 il Gruppo socialista alle Camere federali, in una presa di posizione sull'Islam, aveva scritto che l'obbligo di portare un velo integrale fuori dagli spazi privati costituisce un "attentato massiccio alla libertà personale e una violazione dei diritti dell'uomo" perché "compromette lo sviluppo personale e l'integrazione nella nostra società", e aveva aggiunto che non fa differenza se questi abiti vengono portati su base volontaria, e che "è difficile considerare il burqa come qualcosa che non sia un simbolo di oppressione della donna". Ecco dei buoni motivi per sottoscrivere l'iniziativa..." scrive Ghiringhelli nella sua inserizione a favore dell'iniziativa.
"Ai musulmani laici che vivono in Svizzera dico: se vi trovate bene nella nostra società aperta e democratica in cui vivete, aiutateci a difendere la vostra libertà e i diritti delle donne" conclude Ghiringhelli, invitando nel contempo "quelle femministe che per ottuse questioni ideologiche continuano a difendere da noi la cosiddetta libertà di indossare il burqa" a "finalmente aprire gli occhi".
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