
«Scrivo queste righe non per puntare il dito, né per cercare colpevoli. Scrivo per raccontare chi siamo e cosa rappresenta questo luogo che è stato violato». È un estratto della lettera della Musica Cittadina Locarno, firmata dal segretario Giuseppe Abbatiello, ricevuta in redazione. «Negli ultimi due mesi», scrive, «la Musica Cittadina Locarno ha subito diverse effrazioni. Sono stati rubati strumenti, danneggiate porte e vetri, rovistato tra oggetti che per noi non sono semplici cose, ma pezzi di vita condivisa. Dopo un appello ai media, gli strumenti sono tornati. Non intatti, ma tornati. Grazie all’assicurazione e al lavoro di chi li ha riparati, oggi possono di nuovo suonare. E di questo siamo sinceramente riconoscenti».
L'ultimo furti subito ieri
La lettera, aggiunge il segretario, «si è i è resa necessaria in quanto, dopo il noto furto degli strumenti (quello di novembre ndr), si sono verificate ulteriori tre irruzioni nei locali della Musica Cittadina Locarno da parte di ignoti, l’ultima delle quali nella giornata di ieri». Azioni che «per quanto accertato non hanno portato alla sottrazione di strumenti, ma lasciando vetri e serramenti danneggiati».
Il furto di novembre
Il riferimento è al furto subito dall’Associazione a novembre, quando ignoti avevano rubato alcuni strumenti dalla sede della storica banda locarnese, poi riconsegnati all'associazione dalla Polizia cantonale. Un gesto, scriveva Musica Cittadina Locarno «grave e deplorevole, ma anche un colpo morale a un’associazione che da oltre un secolo rappresenta un pilastro culturale e sociale per la città«.
«Qui non ci sono ricchezze»
L’Associazione, continua Abbatiello, «non è un’istituzione distante. È fatta di persone di età diverse, di volontari che dopo il lavoro o la scuola si ritagliano del tempo per provare, imparare, stare insieme. È un posto dove si cresce, dove si sbaglia, dove si ride, dove si suona anche quando la giornata è stata pesante».
«Qui non ci sono ricchezze, né interessi nascosti. Ci sono strumenti che servono a portare musica nelle piazze, nelle feste, nei momenti importanti della vita collettiva. Ci sono spartiti consumati, sedie spostate mille volte, chiavi passate di mano in mano con fiducia».
«Quanto subito non è solo un danno materiale»
Per questo, viene ancora spiegato, «quanto accaduto non è stato solo un danno materiale. Ha inciso su uno spazio aperto, sociale e innocuo, che non sottrae nulla a nessuno e che contribuisce, nel suo piccolo, alla coesione e alla vita culturale della città. A chi è entrato in questi spazi vogliamo dire solo questo: qui non c’era nulla da conquistare, nulla da sfidare, nulla contro cui ribellarsi. C’era – e c’è – una comunità che prova a fare la sua parte, con semplicità. La musica continuerà. Continueremo a provare, a suonare, a esserci; perché la risposta più forte a ciò che divide resta sempre la stessa: stare insieme».

