Cerca e trova immobili
Ticino
Muralto: tutti sanno, tutti zitti
Muralto: tutti sanno, tutti zitti
Muralto: tutti sanno, tutti zitti
Redazione
7 anni fa
Enrico Morresi: "È ridicolo che la Svizzera applichi una norma che risulta violata a 50 km di distanza"

Quello di Muralto è un caso nel caso, infatti è stato aperto un procedimento penale contro i portali che hanno diffuso le generalità della 22enne. La decisione del Ministero Pubblico, appoggiata dall’ATG, fa discutere. "In Svizzera la libertà di stampa non esiste più. I primi a fare il nome della vittima sono stati i media inglesi" commentano alcuni.

Già ieri mattina in effetti il 'Sun' spiattellava in prima foto e generalità della vittima e del 29enne. Il cosiddetto 'Murder Mistery' rimbalza poi sul Mirror, sul Daily Mail addirittura (anche se in modo più discreto) sulla BBC. Oggi basta digitare Muralto su Google e gli articoli si sprecano. Insomma, tutti sanno, ma la legislazione svizzera è stretta: imperativo tutelare vittime (famigliari) e segreto istruttorio rispettando l’articolo 74 del Codice di diritto processuale e il 293 del penale.

"È ridicolo che la Svizzera applichi su questo punto una norma che risulta violata a 50 km di distanza, è evidente - commenta ai microfoni di TeleTicino Enrico Morresi, giornalista ed ex membro del Consiglio svizzero della Stampa - Niente da dire se un procuratore pubblico agisce in ottemperanza alla legge, è il suo mestiere. Però si pone il problema politico. Ossia se dal punto di vista di interesse generale, e qui entra in gioco la responsabilità del Parlamento, questa norma si giustifichi ancora" precisa il giornalista. 

Per Morresi, dunque, la legge andrebbe rivista, anche perché il caso di Muralto non è un unicum. Basti pensare alla vicenda di Nadia Arcudi, maestra di Stabio il cui cadavere fu trovato nel 2016 nei boschi di Rodero. Un caso paradossale: i media svizzeri dovettero aspettare a lungo prima di fare il nome della vittima, malgrado quelli italiani lo avessero reso noto in lungo e in largo.

"Indubbiamente - prosegue Morresi - la pressione della stampa estera era tale per cui il fatto era notorio anche da noi. Non solo il fatto, ma anche il nome dei protagonisti. è significativo quindi, secondo me, che il Procuratore pubblico a questo punto non ha ritenuto di dover procedere contro i nostri media".

Il punto è proprio questo: allora il PG Noseda non si mosse perché il cognome della vittima era ormai così noto che sarebbe stato un paradosso continuare a non renderlo pubblico. Ma, ci si chiede, perché la stessa cosa non vale oggi per Muralto? "Perché decide il Procuratore pubblico - spiega Morresi - lui ne ha i mezzi. La legge glielo consente. Anzi, la legge lo obbliga ad agire in questo senso. Insomma, decisivo è il margine d’apprezzamento che solo il giudice può valutare. Buona o cattiva per ora la legge è questa".

"Ma attenzione - continua  Morresi - perché non va dimenticato che, in ultima istanza, a disciplinare il diritto all’informazione, c’è la Corte europea dei diritti dell’uomo. Bisogna discutere in base alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. È quella che è normativa la Corte europea dei diritti dell'uomo applica la dichiarazione dei diritti dell'uomo in cui è scritto che lo Stato può limitare le libertà se ciò è necessario. Ora io mi domando se sia necessario quello che prevede l'art. 74 del Codice di procedura penale" conclude il giornalista.

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del TG di TeleTicino 

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata