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Ticino
Muore in ambulanza. E la figlia si indigna
Redazione
13 anni fa
"Perché quella decisione assurda?". Una donna del Bellinzonese denuncia la triste vicenda che ha visto coinvolto suo padre

Tristezza, sconforto, frustrazione. Sono stati d'animo più che comprensibili quelli che attanagliano una donna del Bellinzonese, il cui padre è deceduto negli scorsi giorni. La morte rappresenta sempre un terribile dolore, ma in questo caso, al dolore, la donna aggiunge l'indignazione. Non capisce perché suo padre abbia dovuto morire così, in ambulanza.

La vicenda è riportata oggi dal Corriere del Ticino, che dà spazio al racconto della donna, ma anche alle spiegazioni dell'Ospedale Civico di Lugano.

"Mio padre, ottantenne e sempre in ottima salute, mi ha chiamato la sera lamentandosi di forti dolori e chiedendo di chiamare un'ambulanza" ha raccontato la donna. "Lo abbiamo fatto e, anche se abitiamo nel Bellinzonese, visto che i sintomi portavano a un possibile ictus, è stato trasportato a Lugano."

A Lugano il capoclinica, dopo aver visitato il padre, ha comunicato che per lui, purtroppo, non ci sarebbe stato più nulla da fare: aveva una lacerazione dell'aorta incurabile. Aggiungendo di averne già informato il diretto interessato, il capoclinica ha poi proposto di riportarlo a Bellinzona con l'ambulanza, dato che la morte sarebbe stata questione di poco tempo.

"Ci hanno fatto entrare nella stanza del Pronto soccorso dov'era papà, e dove oltre una tendina c'era anche un'altra persona in cura" ha affermato ancora la figlia. "Papà era lucidissimo, sapeva già tutto, ci ha detto delle cose e ha anche aggiunto "che sfortuna!". E poi: "chissà perché mi portano a Bellinzona..."

L'ambulanza parte in direzione di Bellinzona, ma dopo pochissimi minuti, quando si trova ancora a Vezia, torna indietro. I familiari, che la stavano seguendo in macchina, ricevono una telefonata: papà è morto. "Ci hanno detto di tornare indietro. Poi, arrivati di nuovo al Civico, una dottoressa mi è venuta incontro e mi ha fatto le condoglianze. E poi se n'è andata, mentre i ragazzi dell'ambulanza avevano le lacrime agli occhi."

La figlia mostra, comprensibilmente, grande amarezza. "Spero che nessuno debba rivivere questa esperienza assurda" ha affermato. "Anche il medico curante di papà, che si è interessato alla questione, ha detto che avrebbero dovuto tenerlo al Civico. Ma lì, abbiamo avuto l'impressione di essere dei numeri..."

"Comprendiamo il dramma dei familiari, ma nella situazione riteniamo di aver agito con correttezza e anche sensibilità, informando compiutamente tutti gli interessati dei rischi" ha risposto la  responsabile del Servizio qualità e sicurezza dei pazienti dell'EOC, Adriana Degiorgi. "Purtroppo la patologia di cui soffriva l'uomo aveva una prognosi infausta. Di questo sono stati informati, sia il paziente che i familiari. È stato poi loro proposto un trasferimento al San Giovanni di Bellinzona, in modo da essere più vicini al domicilio. Durante il colloquio il nostro medico ha spiegato che c'era la possibilità che il paziente potesse spirare prima dell'arrivo a destinazione, come poi purtroppo è accaduto. Paziente e familiari hanno acconsentito al trasferimento. E quando ha lasciato il Pronto soccorso, il paziente era in condizioni stabili."

Degiorgi ha poi spiegato come le situazioni di questo genere, molto provanti psicologicamente, vengono sempre gestite da medici "senior", specialmente formati per trattare l'aspetto più empatico di relazione con i familiari. È stato il caso anche per la vicenda qui narrata. "Ci teniamo a sottolineare che da parte nostra e dei medici c'è completa disponibilità, come sempre, ad incontrare i familiari per discutere e valutare l'accaduto" ha concluso Degiorgi. "Può essere utile a tutti."

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