
“Il Movimento dei senza voce conosceva l’uomo e la donna ecuadoriani morti ieri all’area di servizio di Bellinzona nord. Siamo rimasti colpiti”. A dircelo, Donato Di Blasi, del Movimento dei Senza voce e responsabile di Casa Astra a Ligornetto. Ed aggiunge che nel corso degli anni il Movimento li aveva aiutati. Una tragedia quella di ieri che deve far riflettere. Sì, perché ci sono altre persone che vivono in Ticino la stessa situazione di precarietà. E i pericoli, soprattutto durante la stagione invernale, possono essere molti. Ecuadoriani che arrivano per lavorare nei mercati durante le festività, ma anche Nem o ex richiedenti l’asilo si possono trovare senza un riparo per la notte. E l’alternativa potrebbe essere un furgoncino… “Questi drammi spesso succedono anche per ignoranza, per limiti di conoscenza” - tiene a precisare Di Blasi -. Abbiamo lavorato con queste famiglie per cercare di non portare i bambini per strada, per lo meno d’inverno. Lo scorso anno abbiamo scritto al Consiglio di Stato; è stato un inverno gelido e ci siamo accorti che c’erano famiglie con bambini molto piccoli e già ammalati”. E così era stata aperta la Croce Rossa di Cadro che aveva ospitato una quindicina di persone durante il periodo natalizio. “Ma ora i centri sono tutti pieni. Quanti ecuadoriani al momento siano sul territorio non lo sappiamo nemmeno noi. Non credo che il Cantone abbia delle cifre precise. Siamo a conoscenza di almeno cinque-sei nuclei familiari. Ma forse sono di più…”. Ma qual è la condizione dei cittadini ecuadoriani che arrivano in Ticino? Hanno dei permessi? “La loro presenza in Ticino è regolare - spiega Di Blasi - perché, per quanto ne sappiamo hanno un permesso di soggiorno in Spagna. Ma per i permessi di lavoro durante le festività natalizie, non so se li abbiano. Da quando è stata aperta Casa Astra, il centro di accoglienza di Ligornetto, abbiamo parecchi cittadini ecuadoriani”. Oggi il Movimento dei senza voce scriverà una lettera al Governo. E tra le richieste, ci sarà anche quella di dare una mano alle famiglie per il rimpatrio delle salme. Il commento del ministro Luigi Pedrazzini"Risolvere il problema è oggettivamente difficile - spiega il ministro Pedrazzini -, perché presumere di poter risolvere i problemi di povertà e di emigrazione partendo da una nostra prospettiva cantonale è difficile. Nel passato abbiamo cercato di dare una risposta attiva e proattiva, creando le condizioni per cui numerosi ecuadoriani potessero rimanere nel loro Paese. Questo progetto ha dato risultati positivi". "Dobbiamo renderci conto che non sempre invogliare l’emigrazione è un aiuto che noi diamo a questo Paese, perché spesso lo impoveriamo di forza lavoro e di persone attive. Credo che la risposta più giusta - termina il ministro - non è quella di dire ‘prendiamo tutti coloro che chiedono di venire’, ma aiutarli semmai a restare nel loro Paese a costruire una situazione economica migliore".
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