
Inizierà domani davanti al giudice dell'udienza preliminare di Milano Alessandra Simion il processo con rito abbreviato a carico di Abderrahim Moutaharrik, il marocchino campione di kickboxing arrestato lo scorso aprile con l'accusa di terrorismo internazionale per presunti legami con l'ISIS insieme a sua moglie Salma Bencharki e altri due presunti jihadisti, tra i quali il fratello del cosiddetto "jihadista di Viganello".
Il processo avrebbe dovuto inizialmente tenersi a Como ma la scelta del rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo in caso di condanna) da parte dei quattro imputati ha spostato il procedimento a Milano.
Stando alle indagini, Moutaharrik avrebbe ricevuto tramite Whatsapp un ordine dal Califfato, che lo invitava a colpire l'Italia: "ascolta lo Sceicco, colpisci! Fai esplodere la tua cintura nelle folle dicendo 'Allah Akbar'".
Per un certo periodo di tempo Moutaharrik si era allenato in Ticino, presso una palestra di Lugano (che aveva poi abbandonato nel settembre del 2015), dove tutti erano ignari delle sue idee estremiste. Era pure riuscito a diventare campione svizzero. Il suo arresto aveva scosso la società luganese dove si allenava, ma oggi i responsabili del sodalizio ci dicono che la vicenda è stata superata e che non ci sono stati ulteriori strascichi, salvo qualche sporadico interessamento della televisione italiana.
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