
Un motociclista ticinese è andato al Tribunale federale di Losanna per cercare di salvare la sua licenza di condurre, ma purtroppo per lui invano.
L'uomo, patrocinato dall'avvocato Giovanni Augugliaro, era stato fermato il 14 settembre 2014 a Muzzano da una pattuglia della Polizia che lo seguiva e gli agenti gli avevano rimproverato di aver circolato a circa 80 km/h su un tratto limitato a 50.
A circa 80 km/h, dicevamo, perché la misurazione non era stata effettuata attraverso un apparecchio radar, bensì in base al contachilometri del veicolo della Polizia.
L'infrazione era stata riportata nel verbale d'interrogatorio trasmesso alla Sezione della circolazione, che nel dicembre seguente aveva deciso di condannare il motociclista a una pena pecuniaria di 3'600 franchi e una multa di 500 franchi. Nel marzo 2015, poi, la stessa Sezione della circolazione aveva deciso di ritirargli la patente per tre mesi.
L'uomo aveva ricorso contro la decisione, dapprima al Consiglio di Stato poi al Tribunale amministrativo cantonale, ma in entrambi i casi invano.
Medesimo esito ha avuto il suo ultimo ricorso possibile, quello inoltrato al Tribunale federale.
Il motociclista sosteneva che la condanna penale era stata decisa sulla base di un "accertamento dei fatti esperito in maniera grossolana" e ricordava che solo un superamento del limite di velocità di almeno 25 km/h nell'abitato viene considerato un caso grave, mentre un superamento di 21-24 km/h rappresenta un'infrazione medio grave e uno tra i 16 e i 20 km/h lieve. Tenendo conto di un margine di sicurezza di circa 10-15 km/h, egli affermava che la velocità avrebbe dovuto essere valutata tra i 65 e i 70 km/h e che quindi la sua sarebbe stata solo un'infrazione lieve.
Ma i giudici federali gli hanno dato torto, ricordandogli che questa censura avrebbe dovuto essere sollevata nell'ambito del procedimento penale e non dopo, e che in occasione della stesura del verbale l'uomo aveva ammesso di aver circolato a circa 80 km/h. Mon Répos, con sentenza del 19 novembre pubblicata oggi, ha quindi stabilito che i giudici cantonali hanno applicato la legge in modo corretto ed ha respinto il ricorso dell'uomo, ponendo a suo carico le spese di giustizia di 2'000 franchi.
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