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Ticino
Mosca chiude l’era Trump senza rimorsi
Redazione
6 anni fa

La settimana è stata intensa ovunque - Russia inclusa, se non di più. Il 50% dei russi, stando a un recente sondaggio del Levada Center, l’unico istituto demoscopico indipendente, ha seguito lo spoglio delle elezioni americane, quasi con più partecipazione delle loro.

Lo show della democrazia in mondovisione è d’altra parte irresistibile, specie per chi la democrazia non ce l’ha (o ce l’ha in tono decisamente minore). «Ah, queste sì che sono elezioni!», ha twittato Alexey Navalny, il principe degli oppositori russi, la mattina successiva al voto, quando ancora non si capiva nulla. E ora? Niente, Mosca apre a Joe Biden. E archivia senza troppi rimorsi l’era Trump.

Pochi passi avanti

Che il 2020 non sia il 2016 ormai si sapeva da tempo. Trump ha ampiamente deluso le aspettative del Cremlino e sono più i dossier che son rimasti fermi, di quelli che si son mossi. Passi avanti nulli o tiepidi sul controllo degli armamenti, zero assoluto su Ucraina, Crimea e revoca delle sanzioni (anzi, sono aumentate), caos assoluto sul capitolo del multilateralismo (in primis sull’accordo nucleare iraniano ma anche quello del clima, con Mosca finita tra l’incudine - i Paesi recalcitranti al green deal - e il martello - ovvero le nazioni avanzate che spingono per un’economia più sostenibile).

Senza contare il flop Nord Corea (tanto rumore per nulla). Certo, la presidenza Trump, così divisiva per l’Occidente, ha portato un po’ di fieno in cascina al Cremlino, che sulla strategia dell’instabilità, specie in Europa, ha puntato molto. Ma il saldo, concordano analisti e fonti vicine agli strateghi della politica estera del Cremlino, è stato «più negativo che positivo».

Speranza in rapporti migliori

E dunque avanti Biden. Konstantin Kosachev, capo della commissione Affari Esteri del Senato, ha sottolineato come il tema «dell’interferenza russa» non sia stato sollevato nella delicata fase del post voto e questo fa sperare in un ritorno a un rapporto «più sano di mente» fra Russia e Usa. Non solo. Mentre Trump denunciava «brogli», fra lo stupore generale, e chiedeva lo stop allo scrutinio, il ministero degli Esteri di Mosca invitava a «conteggiare i voti fino in fondo». Di fatto lo slogan di Biden.

Bene. Ora si aspetta il commento ufficiale del Cremlino. Poi, ovvio, la maretta resta. I media russi - specie le tv - hanno messo in risalto ogni singola magagna del processo elettorale Usa, dando grande spazio alle manifestazioni e agli arresti nel post voto, continuando a dipingere Biden come l’attempato globalista che sbaglia i nomi e infila una gaffe dopo l’altra. Il disgelo, insomma, è tutto da costruire.

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