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Ticino
Mortale sull’Oberalp: “Viaggiavamo nei limiti”
Lara Sargenti
6 anni fa
M.T. fa parte della comitiva di centauri ticinesi che sabato era sul Passo ed ha assistito all’incidente mortale: “Nessuna guida aggressiva, ma anche nessun dispositivo di sicurezza sul quel tratto della gara”

“Non è vero che andavamo a una velocità sostenuta. Eravamo entro i limiti consentiti. Se c’era qualcuno che andava veloce, quelli erano i ciclisti”. A parlare è M.T., un motocilista ticinese che sabato era sul Passo dell’Oberalp, dove è avvenuto l’incidente in cui ha perso la vita un ciclista svizzero di 38 anni, che partecipava al Tortour Ultra. Il 38enne si è scontrato frontalmente con un centauro ticinese che risaliva il Passo assieme a una comitiva di motociclisti, di cui faceva parte M.T. Quest’ultimo ci tiene a sfatare il mito secondo cui “i motocilisti sono dei criminali”, mettendo i puntini sulle “’i” dopo che una turista tedesca, dalle colonne del Blick, aveva puntato il dito contro la comitiva, sostenendo che guidava in maniera aggressiva.

“Nessun dispositivo di sicurezza sul tracciato”
“Il Tortour è una gara ad alta velocità e i ciclisti scendevano a una velocità impressionante. Sono stupito che per una gara di quei livelli non abbiano chiuso la strada agli altri utenti, soprattutto in un giorno di festa (Ferragosto, ndr.) in cui c’era molta gente in circolazione” racconta il nostro interlocutore. “Nel punto dove è avvenuto l’incidente non c’erano steward o altre misure di sicurezza. Ma di certo non eravamo in giro noi a fare i pazzi scatenati. Nel paese precedente avevamo notato del movimento per quanto riguarda l’organizzazione della gara, quindi andavamo piano e nei limiti (70-80 km/h), ma poi non c’era più nessuna segnalazione riguardo alla competizione. E i ciclisti sfrecciavano a velocità assurde (uno ha pure superato una moto e due macchine in discesa) . Ma non c’era nessun tipo di sicurezza, né per i ciclisti né per gli altri utenti della strada”.

L’incidente
M.T non ha assistito all’incidente perché si trovava circa 100 metri davanti al 34enne, ma è stato tra i primi a soccorrere i feriti. “Sulla dinamica dell’incidente posso fare solo delle supposizioni perché non ho visto nulla. Ho sentito un gran colpo, pensavo fosse scoppiata una gomma, poi ho visto il tragico scenario. Io e un altro motociclista abbiamo prestato subito soccorso. Dopo circa 5 minuti, è arrivato un’auto del Tortour Ultra, con il team che ha iniziato a fare un massaggio di rianimazione al ciclista prima che arrivasse la Rega. Il 38enne era probabilmente già deceduto, mentre il 34enne ticinese è rimasto incosciente per circa 15 minuti, prima di riprendersi”. Sulle condizioni del giovane ticinese, che è stato ricoverato all’ospedale di Lucerna, M.T. non sa dare indicazioni precise: “Abbiamo provato a contattare l’ospedale, ma visto che non siamo parenti non hanno potuto fornirci informazioni. Era un giovane che viaggiava la prima volta con noi. Dovevamo fare un tratto di strada insieme, poi lui sarebbe andato a Losanna. Venerdì sarò sentito dagli inquirenti e spero di saperne di più”. L’inchiesta, condotta dal Ministero pubblico grigionese, è infatti in corso e dovrà far luce sulle cause e le responsabilità dell’incidente.

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