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Ticino
Mortale di Pedrinate: 'Pre-inchiesta all'acqua di rose'
Redazione
17 anni fa
Nessuna inchiesta amministrativa. Lo ha decisio il Governo. Ma il legale della famiglia della vittima non ci stà

Il caso del mortale di Pedrinate è chiuso, ma ci sono delle questioni che restano aperte. E' quello che pensa il legale della famiglia Codoni, l'avvocato Marco Frigerio, che con un comunicato stampa dai toni indignati punta oggi l'indice contro la decisione del Consiglio di Stato di non procedere con un'inchiesta amministrativa contro i superiori del poliziotto che il 3 agosto del 2007 uccise, ubriaco al volante, il 38enne di Caneggio Enrico Codoni. La pre-inchiesta condotta dal direttore della Divisione della giustizia Giorgio Battaglioni e dal giurista del Governo Guido Corti ha stabilito che i superiori del poliziotto non sapevano dei suoi problemi con l'alcool. Il Governo ha condiviso le conclusioni cui sono giunti Battaglioni e Corti e ha stabilito di non avviare ulteriori procedure.L'agente - ricordiamo - è già stato condannato a 24 mesi di carcere sospesi, ma per la famiglia della vittima non basta. “Accettando di guidare in stato di ebrietà - premette Frigerio - un poliziotto non poteva non sapere quali rischi correva. Dandovi ugualmente seguito egli ha dimostrato di accettare anche il risultato che (purtroppo) si è realizzato e quindi la morte di Enrico Codoni. Una sanzione piu’ grave (e quindi piu’ consona alla gravità delle circostanze) avrebbe ben potuto essere comminata a condizione di qualificare il reato come omicidio intenzionale per dolo eventuale”. La decisione del Governo – spiega ancora l’avvocato Frigerio – “è stata adottata benché, dopo avere sentito 23 agenti ed ex agenti, sia stato constatato che: per lo meno in due occasioni negli anni 2001 / 2003 Claudio Balzaretti si era presentato ubriaco in servizio”, che “una decina di volte, allorquando operava presso la Gendarmeria di Mendrisio, egli (all’ultimo momento) aveva telefonato per rinviare il servizio”, e che “tutti, nelle gendarmerie di Chiasso e Mendrisio, erano a conoscenza della voce relativa alla sua propensione all’abuso di alcool”. “Non intervenire nei confronti di un subalterno che non rispetta le norme interne e non approfondire le voci relative ad un agente di polizia che abusa con l’alcool è ritenuto dai famigliari del defunto Enrico Codoni una circostanza molto grave”, aggiunge Frigerio. “Se chi doveva intervenire l’avesse fatto - continua - il sinistro del 3 agosto 2007 avrebbe potuto essere evitato. I superiori, da un punto di vista morale, portano la medesima responsabilità dell’autore materiale del reato”. “23 poliziotti sono si stati sentiti”, prosegue Frigerio, ma non gli “sono state poste quelle domande logiche che si imponevano per evidenziare la gravità dei fatti. Nemmeno sono stati effettuati quei confronti che, le versioni discordanti, avrebbero imposto”. “Concretamente - conclude Frigerio - le modalità con cui l’inchiesta è stata portata avanti possono essere considerate alquanto deludenti”.

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