
Si è aperto oggi a Lugano il processo per l'incidente che quattro anni fa causò la morte di un 19enne di Arbedo, sulla tirata di Cadenazzo. Alla sbarra un 24enne, pure lui del comune bellinzonese, che ha dovuto rispondere di omicidio intenzionale e infrazioni alle norme stradali.
Il giovane, difeso dall’avvocato Yasar Ravi, si trovava al volante in stato di ebbrezza quando il 3 marzo 2013 uscì di strada e si schiantò contro un albero, a una velocità di 114 km/h laddove il limite è invece fissato a 60. La tragedia avvenne dopo un sorpasso azzardato all’auto dell’amico 25enne, anche lui oggi alla sbarra per infrazione aggravata alla circolazione stradale, ma per cui le parti hanno invece chiesto il proscioglimento.
Il caso era già stato trattato lo scorso anno alle correzionali che però, ipotizzando una gara clandestina all’origine della tragedia e parlando appunto di omicidio intenzionale, aveva demandato l’incarto alle criminali. Un pensiero non condiviso dal Ministero, che ha invece promosso l’accusa di omicidio colposo.
“L’imputato non voleva causare la morte dell’amico, seduto al suo fianco” ha argomentato la procuratrice Margherita Lanzillo di fronte alla Corte presieduta dal giudice Mauro Ermani.
“È difficile sedersi al banco degli imputati e discutere della morte di una persona cara” le ha fatto eco Ravi, che ha chiesto il proscioglimento anche del suo assistito. Secondo Ravi, non esistono prove di una gara automobilistica. L’accusa ha invece sottolineato come il comportamento sconsiderato del giovane abbia provocato un dolore incolmabile, che non se ne andrà. “Per questo, ha concluso Lanzillo, deve pagare”.
La sentenza è attesa per domani.
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