
La sua esistenza era contraddistinta da episodi drammatici, e in modo altrettanto drammatico è finita la sua vita. La donna di 69 anni che nel maggio del 2015 entrò armata al Mattino, denunciando di aver ucciso il marito a Ginevra, si è tolta la vita in carcere nel quale era rinchiusa da circa un anno. Il ritrovamento, di cui riferisce oggi il Corriere del Ticino, è avvenuto nel penitenziario di Champ-Dollon e risale a marzo.
La Procura di Ginevra sta ora avviando l'archiviazione formale della procedura per chiudere il caso, che negli ultimi mesi aveva visto susseguirsi le perquisizioni, i sequestri di conti, le richieste di proroga e gli interrogatori. Non si verrà dunque mai a sapere il motivo che aveva spinto la donna a uccidere il consorte in un garage di Collonge-Bellerive (GE).
Qualche giorno dopo il delitto, la donna si era recata in Ticino molto probabilmente per rendere omaggio alla sorella che nel marzo 1971 fu uccisa a Melide. Margrit, questo il suo nome, fu strangolata da un amante geloso, che si costituì poi alla Polizia comunale di Lugano.
La 69enne aveva alloggiato in un hotel a Melide dove aveva lavorato la sorella, per poi "costituirsi" al Mattino. Quando fu arrestata, fu ricoverata all'ospedale Civico a causa di un malore. Nel referto medico si sottolineava il suo stato psicofisico profondamente delibitato, dovuto anche alla tragica scomparsa della sorella.
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