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Ticino
Montagnola: emergono inquietanti retroscena
Redazione
14 anni fa
Gli aggressori, che sono tutti a piede libero, avrebbero atteso i due agenti anche fuori dall'ospedale. Si teme il rischio collusione

Sull'aggressione ai danni di due agenti di polizia, sabato notte a Montagnola, i fatti iniziano a chiarirsi, ma gli aspetti irrisolti restano ancora tanti e sono tutti delicati. Tra le certezze c’è, tanto per cominciare, la nuova denuncia che giungerà sul tavolo del Ministero pubblico nelle prossime ore. Una denuncia del Municipio di Collina d’Oro nei confronti di chi sabato notte al carnevale di Montagnola ha danneggiato l’auto della polizia comunale. Volante in dotazione agli agenti intervenuti per sedare una lite scoppiata nel Capannone ma a loro volta coinvolti in un’aggressione che li ha portati in ospedale. Uno dei due avrebbe riportato un trauma cranico. Tra il gruppetto di aggressori, giovani tra i 20 e i 30 anni della regione alcuni dei quali già noti alle autorità, ci sarebbe anche un parente di uno dei due pubblici ufficiali. In tutto, stando alle poche informazioni che trapelano dal Ministero pubblico, sarebbero sette le persone denunciate. Le ipotesi di reato nei loro confronti verosimilmente dovrebbero essere minaccia, ingiuria, lesioni semplici e resistenza a pubblico ufficiale. Resta, in ogni caso indubbia la gravità del fatto tant’è vero che l’inchiesta si starebbe pure occupando di un inquietante retroscena. Infatti, stando a nostre informazioni, i poliziotti una volta ricevute le cure del pronto soccorso, avrebbero pure dovuto lasciare l’ospedale da un’uscita secondaria per evitare una seconda aggressione. Un numero imprecisato di facinorosi si sarebbe appostato davanti all’entrata principale del nosocomio. Come riportato dai media nelle scorse ore alcune voci avrebbero gettato ombre sulla proporzionalità dell’intervento dei due poliziotti. In particolare sull’utilizzo di una pistola al pepe non in dotazione al corpo di Collina d’Oro, il quale però smentisce spiegando che gli agenti hanno utilizzato una regolare arma al pepe che è conforme all’equipaggiamento degli agenti per difendersi qualora la loro incolumità fosse a rischio. Perplessità, infine, è stata suscitata anche dal fatto che una volta identificati gli aggressori non siano stati trattenuti, visto il rischio di collusione, ovvero l’inquinamento delle indagini attraverso un coordinamento tra le persone coinvolte sulla versione dei fatti da fornire agli inquirenti. EO

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