
È proprio vero: non c’è due senza tre. Se ad incrinare i già fragili rapporti tra la Confederazione e Roma in principio erano stati il possibile blocco dei ristorni dell’imposta alla fonte e la richiesta del casellario giudiziale per i richiedenti di permessi B e G, adesso, è caduta un'altra tegola. Una tegola che si chiama Moltiplicatore comunale per i frontalieri. Il Gran Consiglio, lo ricorderete, aveva deciso di aumentarlo dal 78 al 100%. 20 milioni di franchi in più all’anno che alla Svizzera, secondo il quotidiano italiano La Stampa, sono costati una denuncia. L’Italia avrebbe infatti chiesto all’Unione Europea di aprire una procedura di infrazione nei confronti di Berna accusata di discriminare gli italiani che varcano il confine per lavoro. L’aumento di 22 punti, è questa la tesi, violerebbe l’accordo sulla libera circolazione, che garantisce la parità di trattamento tra confederati e stranieri. Insomma, i nodi sono venuti al pettine di un'intesa che da fragile è diventata fragilissima. E la strada dell’accordo è diventata, di giorno in giorno sempre più in salita.
Di moltiplicatore comunale per i frontalieri e non solo, ci conferma il direttore del DFE Christian Vitta, se ne era parlato anche qualche giorno fa, nell’incontro che la Deputazione ticinese alle camere federali aveva avuto con la consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf.
Insomma: se i ristorni si possono sempre non bloccare e il casellario giudiziale per i permessi B e G è una misura transitoria, la questione, per quanto riguarda il moltiplicatore comunale è decisamente più complicata. Perché questa è una misura votata praticamente all’unanimità dal Legislativo ticinese. 90 deputati eletti dal popolo.
Ascolta l’intervista a Christian Vitta nel servizio di teleticino.
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