
Sotto quali forme si cela il fenomeno della carenza di lavoro in Ticino? Quali dimensioni ha e come evolve? Chi sono le persone colpite? Quale relazione esiste tra gli esclusi dal mondo del lavoro e i beneficiari di assistenza sociale? Sono alcune delle domande alle quali ha cercato di dare una risposta l'ultima pubblicazione dell'Ufficio di Statistica cantonale intitolato "Ai margini del mercato del lavoro", che propone una sintesi di diversi studi condotti dall'Ustat negli ultimi anni sullo stato e la dinamica del mercato del lavoro ticinese, in particolare sulla disoccupazione e la carenza di lavoro in Ticino.
Per analizzare la disoccupazione, il documento tiene conto delle profonde trasformazioni che sono avvenute negli ultimi 12 anni a livello nazionale e internazionale, partendo dai cambiamenti di ordine giuridico (introduzione della libera circolazione nel 2002), dalla crisi globale che ha avuto ripercussioni importanti sul fronte della disoccupazione (in particolare nelle regioni del Nord Italia, che ha messo ulteriore pressione al mercato del lavoro del Ticino), da un contesto professionale profondamente cambiato (non più caratterizzato da una carriera lineare "formazione- lavoro-pensione", dove i momenti d'interruzione d'attività sono più frequenti rispetto al passato), da un contesto economico ticinese molto terziarizzato e in cui quasi la metà degli occupati è di nazionalità straniera econ una forte matrice transfrontaliera, così come dall'aumento degli impieghi di lavoro, sia per svizzeri che stranieri residenti, che è stato trainato dall'aumento dei tempi parziali (coinvolgendo in gran parte donne che si dichiarano sottoccupate e che vorrebbero lavorare di più) e del lavoro interinale (coinvolgendo personale proveniente da oltre confine, lavoratori notificati e frontalieri).
In questo contesto, la ricerca distingue tre categorie di persone: I disoccupati, quel gruppo di persone senza impiego che sono alla ricerca di lavoro e immediatamente collocabili. Nel 2014 in Ticino si parla di 12mila persone (di cui la metà istritte agli Uffici di collocamento), per un tasso del 6,7%. Un numero che negli ultimi dodici anni è aumentato, sebbene non in maniera lineare. I sottoccupati, quelle persone impiegate a tempo parziale che dichiarano di voler incrementare il grado di occupazione: si parla di 14'700 persone nel 2014 e la cifra è in tendenziale aumento. Gli scoraggiati, quelle persone senza impiego che non ne stanno cercando uno perché ritengono di non riuscire più a trovare un lavoro adeguato. In questo caso si stima siano tra i 200 e i 400 casi l’anno.
Dall'analisi delle persone disoccupate emerge che, fino al 2012, i tassi in Ticino sono cresciuti più rapidamente rispetto alla media del paese. Inoltre il rischio d'incappare nelle maglie della disoccupazione è più elevato per le donne, gli stranieri, i giovani e le persone con bassi livelli di formazione. È pure cambiato la "percezione" del disoccupato. Non si tratta solo del "tipico" caso di chi perdendo il posto di lavoro passa dallo statuto di occupato a quello di disoccupato. Accanto a questo caso più frequente, esistono movimenti tra lo statuto di inattivo a quello di disoccupato, così come quello dalla formazione alla disoccupazione.
Dopo aver affrontato il tema dei flussi da e verso la disoccupazione, lo studio dedica anche spazio al tema dell’assistenza sociale, che ha subito grandi cambiamenti negli ultimi anni. In primo luogo sono cambiati i numeri, con un aumento importante dei beneficiari. In secondo luogo è cambiata la sua funzione, inizialmente concepita come aiuto d’emergenza e temporaneo per garantire un minimo vitale e un’esistenza dignitosa, è sempre più chiamata ad assumere un ruolo fondamentale di ammortizzatore sociale per molte persone che, escluse dal mondo del lavoro e dal dirittoalle assicurazioni sociali federali, hanno bisogno di un aiuto finanziario, sociale e di inserimento rofessionale.
Le cifre sono perentorie: in Ticino si contano 8'200 persone a beneficio dell’assistenza (dato del 2013), e la recente forte crescita (erano 6'100 i beneficiari nel 2005) è legata alle riforme delle grandi assicurazioni sociali (invalidità e disoccupazione), al mutamento del mondo del lavoro ma anche ai cambiamenti sociali.
Lo studio mette comunque in guardia: tali cifre devono necessariamente essere interpretate con cognizione di causa. Il numero di assistiti sta crescendo rapidamente in Ticino, ma il rispettivo tasso è sempre inferiore a quello nazionale, a riprova che non si tratta di un fenomeno che caratterizza solo il Ticino. Inoltre, si sottolinea che non tutte le persone a beneficio dell’assistenza lo sono perché disoccupate. I motivi del ricorso all’assistenza sociale sono molteplici ed eterogenei: da quelli prettamente economici (l’esaurire il diritto alle indennità di disoccupazione ol’aver perso il lavoro senza avere maturato il diritto a ottenere le indennità previste dalla LADI), fino a ragioni di carattere famigliare o privato ( un divorzio o una malattia). La disoccupazione è dunque uno dei fattori che può indurre una famiglia a ricorrere all’assistenza sociale, ma non sono gli unici.È tuttavia evidente il legame tra l'aumento del numero di assistiti e le frizioni sul mercato del lavoro: Circa il 25% dei beneficiari di assistenza sociale, con più di 15 anni, ha un’attività lavorativa, perlopiù su chiamata o a tempo parziale, un altro 25% è inattivo (quindi non è prevedibile un rientro nel mercato del lavoro a medio termine), il 50% è invece disoccupato e alla ricerca di un lavoro.
Anche in questo caso, le persone con lacune formative o bassi livelli d'sitruzione, così come gli stranieri sono gruppi che hanno un rischio più elevato di altri di approdare nei bacini dell'assistenza sociale. Uomini e donne sono invece presenti in parti uguali tra i beneficiari di aiuto sociale e il loro aumento è simile.
Lo studio lascia infine aperti ancora ulteriori quesiti, per esempio quelli sulla gravità del fenomeno della sottoccupazione e dell'esistenza della "sovraoccupazione".
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