
La crisi non risparmia neppure i sacerdoti ticinesi. Da un salario di circa 3'000 franchi al mese molti di loro, viste le ristrettezze economiche, “si accontentano di importi inferiori o addirittura rinunciano allo stipendio”.
Ad affermarlo, interpellato dal Caffè, è l’arciprete di Bellinzona Pierangelo Regazzi, che ha dovuto lui per primo ridursi lo stipendio a 2'000 franchi. “Purtroppo l’84% dei cattolici non versa nulla alla nostra parrocchia e quindi dobbiamo fare i salti mortali per portare avanti le nostre attività. Che non sono solo religiose, ma anche sociali, come ad esempio le colonie per i bambini o i corsi di italiano per gli stranieri".
Da qui l’appello lanciato ai fedeli bellinzonesi: per coprire le spese di quest’anno mancano 130mila franchi. Ma, come si suoi dire, se Atene piange, Sparta non ride: “Nelle valli si sta ancora peggio - osserva don Marco Nichetti, che guida ben 13 parrocchie tra Onsernone e Centovalli -. Le spese sono tante, già solo a livello di manutenzione degli edifici. Mentre le entrate continuano a diminuire".
In Valcolla la Curia è intervenuta ha pagato la nafta per evitare un inverno al freddo mentre in Valle di Muggio la parrocchia fatica eccome a coprire le spese con le sole entrate assicurate dai fedeli."Negli anni è andata persa la visione della funzione sociale e comunitaria della chiesa”, ha chiosato don Angelo Ruspini, parroco di Giubiasco. “In tante chiese c’è l’abitudine di mettere nella colletta solo 20 centesimi, giusto per mostrarsi generosi.”
E i sacerdoti, loro, non possono fare miracoli…
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