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Sport e Pandemia
"Molti non sono tornati a fare attività fisica al chiuso"
Redazione
4 anni fa
Il personal trainer Charlie Bernasconi espone il suo punto di vista sui cambiamenti dettati dalla pandemia sulle abitudini sportive degli svizzeri. "C'è stato un boom del coaching online".

La pandemia di coronavirus ha avuto un impatto sulle abitudini sportive della popolazione svizzera: l'attività fisica è diminuita. Lo rileva uno studio condotto dall'Osservatorio svizzero dello sport per conto dell'Ufficio federale dello sport (Ufspo). Ma è davvero così? Il Covid ci ha resi più pigri? Ticinonews ne ha parlato con il personal trainer Charlie Bernasconi, titolare dello studio Undertraining.

Ci stiamo davvero allenando di meno?

"È innegabile che ci sia stato un calo drastico delle presenze, soprattutto nelle palestre. Ho lavorato per tanti anni nei centri fitness e adesso gestisco e lavoro presso uno studio di personal training. Diciamo che è un po' diverso, per quanto concerne il periodo pandemico c'è stato un calo dove l'affluenza conta numeri più elevati, mentre negli studi come il nostro le persone venivano più volentieri proprio perché il rapporto è uno a uno o al massimo ci sono due o tre persone. Però anche noi abbiamo avuto una diminuzione drastica, che abbiamo sentito soprattutto alle riaperture dopo il lockdown. Tante persone per diversi motivi hanno tardato il ritorno a fare attività fisica al chiuso".

Quindi non è che facciamo meno sport, ma abbiamo cambiato il modo di farlo: non andiamo più volentieri in palestra ma ci dedichiamo ad altro con un personal trainer o all'aperto.

"È corretto. Penso che la statistica non consideri molto chi fa sport all'aria aperta: frequento spesso le montagne e vedo che c'è stato un aumento delle persone che si dedicano al trekking, così come molte altre si sono date allo sport in montagna. In Ticino abbiamo anche alcune gare famose di "skyrace". Pensiamo anche alle mountain bike: ad un certo punto non c'erano più bici elettriche, perché le persone avevano acquistato tutto ciò che era possibile acquistare. E anche la corsa rappresenta un classico per evadere dal lavoro e dalla vita domestica".

Sembra ci sia stata una diminuzione dell'attività sportiva da parte delle persone tra i 45 e i 59 anni, mentre pare che gli over 60 si siano dedicati di più allo sport.

"È una tendenza che era già in atto. L'Ufficio federale dello sport ha pubblicato uno studio nel 2020 dove già veniva mostrato che l'aumento dell'attività fisica era superiore nelle persone tra i 65 e i 74 anni - 58% - rispetto a quelli più giovani. Questo è facilmente spiegabile con il fatto che dopo i 65 anni siamo in un'età in cui una persona non lavora più e quindi ha più tempo libero, ha una stabilità diversa, e quindi è probabile che lo sport diventi un appuntamento quotidiano al quale è difficile rinunciare. In merito alla diminuzione nella fascia più giovane, bisogna invece contestualizzare: è riferito solo allo sport al chiuso o riguarda anche quello all'aria aperta?"

E i giovanissimi invece?

"I giovanissimi sono quelli che sono tornati prima nelle palestre alla riapertura post lockdown. Per ovvi motivi: la pandemia l'hanno pagata le persone anziane ma anche i giovanissimi hanno sofferto tanto di questo obbligo di restare a casa. Dopo il lockdown c'erano poi delle prescrizioni, come l'uso della mascherina, che hanno scoraggiato tante persone di mezza età o anziane, perché correre o camminare con la mascherina è difficoltoso, cosa che invece a 20 anni risulta più facile".

C'è stata anche l'esplosione del coaching online. È però un po' una giungla dove è difficile districarsi perché ci sono tante app e molti dispositivi. Qual è l'app giusta? E come identificarla?

"Questo è stato il secondo tsunami, oltre allo sport all'aria aperta, che si è stato praticato soprattutto durante il lockdown perché le persone cercavano la motivazione o anche solo l'esempio per poter praticare attività fisica a casa. Il mondo dell'online è molto complesso, ci sono tante applicazioni e anche le casse malati hanno lanciato diverse app per promuovere lo sport. Mi viene da dire che c'è stata l'esplosione dell'online sull'attività fisica così come c'è stata quella relativa alle ricette, e quindi alla cucina. Come dare dei consigli per scegliere la lezione giusta? Innanzitutto bisogna vedere se la persona che presenta la lezione dice quali sono gli obiettivi della lezione, quindi se riguarda la resistenza, la forza o la mobilità. Bisogna poi capire se quello che scegliamo è adatto a noi e lì è sufficiente provare. Chiaramente se dopo 15 minuti sono già con il fiato corto, probabilmente ho scelto un livello di intensità troppo elevato. Ma questo sta anche al trainer, nel senso che quando si presenta una lezione online, siccome non sai chi hai di fronte, devi sempre dare delle alternative su come poter abbassare l'intensità o il livello di un esercizio. Discorso diverso invece per il personal training online, che alcune persone hanno iniziato durante la pandemia e hanno poi continuato a fare. Questo poi dipende molto anche dalle condizioni di come ci si trova a casa: se hai un locale dedicato, se ci sono altre persone... È ovvio che una persona con dei bambini, che magari deve cucinare, difficilmente trova spazio e tempo per poter seguire con precisione una lezione. Ho dei clienti che hanno la fortuna di disporre della palestra in casa e qui diventa tutto molto più facile. Loro magari non sono tornati in studio proprio perché, faccio l'esempio del traffico, spostarsi significa perdere tempo, mentre se una persona rincasa e fa la lezione nella sua abitazione diventa tutto molto più semplice".

Il servizio andato in onda ieri:

 

 

 

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