
Il nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia non sarà una stangata per i frontalieri.
A smentire tutte le indicazioni emerse finora è un articolo pubblicato oggi da La Provincia di Como sulla base delle proiezioni fornitegli dal sindacato svizzero Unia, secondo cui un sacrificio sarà richiesto unicamente a quei frontalieri che vantano uno stipendio annuo superiore agli 80mila franchi. "Per i redditi bassi non sarà una stangata, anzi" scrive il quotidiano comasco.
Secondo le proiezioni di Unia, un lavoratore che ha un salario di 31mila franchi, ad esempio, "finirà perfino per guadagnarci".
"Questo perché in partenza il reddito da dichiarare all'agenzia delle entrate verrà ridotto del 60% aumentando gradatamente fino al termine del periodo transitorio lungo dieci anni" si legge. "La progressione della nuova tassazione si farà sentire solo verso il termine del decennio, ma anche la più lontana proiezione al 2028 non sembra tradursi in una stangata."
"La riforma inizia a pesare sui salari sopra a quota 60mila franchi, in maniera netta oltre gli 80mila franchi all'anno" si legge ancora nell'articolo, "ma comunque sia non da subito, il passaggio è graduale. Peraltro dagli importi dovuti alle casse italiane sarà sempre possibile dedurre spese per il medico e il dentista, una eventuale previdenza privata, oppure detrarre le rette dell'asilo."
"In ultima analisi occorre sottolineare, questa almeno è la chiave di lettura di molti addetti ai lavori, che i frontalieri pur lavorando in Svizzera risiedono in Italia e quindi godono dei nostri servizi fondamentali, dagli ospedali alle scuole" conclude La Provincia di Como. "Perciò è ragionevole che venga prevista una tassazione, in maniera ovviamente equa e proporzionale a quanto si guadagna."
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