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Ticino
Molestò la figlia, allontanato 82enne italiano
Molestò la figlia, allontanato 82enne italiano
Molestò la figlia, allontanato 82enne italiano
Redazione
9 anni fa
Condannato nel 2015, dovrà lasciare il Ticino. Il Tribunale federale ha respinto il suo ricorso: "Atti riprovevoli"

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso di un 82enne cittadino italiano cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni aveva revocato il permesso di domicilio e intimato di lasciare la Svizzera nell’ottobre del 2015 in seguito alla grave condanna penale a suo carico.

L’uomo, sposato da 23 anni con una cittadina elvetica (ovvero da quando era arrivato in Svizzera) nel giugno del 2015 era stato riconosciuto colpevole di ripetuta coazione sessuale consumata e tentata, ripetuti atti sessuali con fanciulli consumati e tentati ai danni della figlia, nata nel 1999, nonché infrazione alla legge federale sulle armi (per possesso illecito di un fucile d'assalto, di una rivoltella e di una pistola) e condannato a una pena detentiva di due anni e nove mesi da espiare.

La revoca del permesso C e l’allontanamento erano stati confermati sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 6 ottobre 2017. Con ricorso in materia di diritto pubblico e ricorso sussidiario in materia costituzionale del 14 novembre 2017, l’uomo si era in seguito rivolto al Tribunale federale, chiedendo in via principale la riforma del giudizio della Corte cantonale e la conferma della validità del suo permesso di domicilio e in via subordinata, l'annullamento del giudizio della Corte cantonale e il rinvio dell'incarto a quest'ultima per svolgere ulteriori accertamenti ed emanare una nuova sentenza.

I giudici federali non hanno però avuto dubbi: l'allontanamento è stato ritenuto giustificato e proporzionato ai sensi dell’Art. 63 della Legge federale sugli stranieri in quanto l’uomo è stato condannato a una pena detentiva di lunga durata. È stata pure riconosciuta una violazione qualificata dell'ordine e della sicurezza pubblici in quanto gli atti compiuti avevano leso dei beni giuridici particolarmente importanti come l'integrità sessuale della giovane.

Respinte anche le critiche da lui mosse alla Corte cantonale che, a suo dire, non avrebbe accertato d'ufficio gli sviluppi del suo stato di salute dopo il ricovero del 28 novembre 2016. “I suoi problemi cardiovascolari, renali e psichici – si legge nella sentenza dell'8 febbraio scorso pubblicata oggi - potranno infatti essere trattati pure dalle strutture sanitarie italiane. Gli “atti riprovevoli” da lui compiuti, hanno concluso i giudici di Mon Repos, “comportano un interesse all'allontanamento di chi se ne rende colpevole, anche nel caso tale persona sia in Svizzera da lungo tempo”. Per questi motivi il suo ricorso è stato respinto e l'82enne dovrà inoltre farsi carico delle spese giudiziarie di 2'000 franchi.

nic

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