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Ticino
Molestie sessuali sul lavoro: “Alleviare l’onere della prova”
Lara Sargenti
6 anni fa
L’MPS presenta un’iniziativa cantonale rivolta a Berna, che chiede di modificare la legge federale sulla parità dei sessi

“Il recente dibattito attorno alla costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di molestie sessuali all’interno dell’amministrazione, ha messo in evidenza le oggettive difficoltà ad agire sia sul piano della prevenzione di questi atti che su quello della possibilità delle vittime di ottenere ascolto e giustizia. Nel corso del dibattito sulla costituzione della CPI tutti gli interventi (sia dei contrari alla CPI che dei favorevoli) hanno sottolineato l’importanza di dotarsi di strumenti atti a prevenire e a intervenire in caso di molestie sessuali nell’amministrazione e, più in generale, sui luoghi di lavoro”. È per questo motivo che l’MPS ha presentato oggi un’iniziativa cantonale al Gran Consiglio da sottoporre alle Camere federali per modificare la legge federale sulla parità dei sessi al fine di facilitare la lotta contro le molestie sessuali sui posti di lavoro.

La legge sulla parità definisce le molestie sessuali come una discriminazione e un affronto alla dignità. Per evitare molestie sessuali il datore di lavoro, rimarca l’Mps, “deve adottare misure adeguate alle circostanze e che possano essere richieste in modo equo”, ma ha la possibilità di “assolvere sé stesso dimostrando di aver adottato tutte le misure preventive appropriate”, per esempio affrontando la questione delle moleste nei corsi di formazione dell’azienda, includendola nelle politiche e nei regolamenti aziendali, nominando persone di fiducia, ecc. Inoltre l’articolo 6 della legge prevede un onere della prova più leggero, che non si applica però in casi di molestie sessuali: “per rendere plausibile un fatto, non basta una semplice accusa, ma non è nemmeno necessaria una prova rigorosa. Ciò che è necessario è un alto grado di probabilità. Questa disposizione non si applica però in caso di molestie sessuali”.

A tal proposito l’MPS cita uno studio pubblicato nel giugno 2017 (”Analisi della giurisprudenza cantonale relativa alla legge sull’uguaglianza tra i sessi (2004-2015)) in cui si constata che, di tutte le sentenze analizzate, “il 62,5% è per lo più o del tutto sfavorevole al lavoratore dipendente che sostiene di essere stato discriminato”. In particolare, “quasi tutti (91,6 per cento) i reclami per il congedo per ritorsione (articolo 10 LPar) sono stati respinti. Anche il tasso di decisioni sfavorevoli al dipendente è molto elevato (82,8 per cento)

quando la discriminazione invocata è la molestia sessuale (articolo 4 LPar).

Il movimento chiede dunque di modificare l’articolo 6 della Legge federale sull’uguaglianza tra donne e uomini per includere le molestie sessuali nell’elenco delle discriminazioni per le quali è previsto l’alleviamento dell’onere della prova.

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