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Il caso
Molestie alla RSI, Io l'8 ogni giorno: «Servono strumenti indipendenti e una cultura del rispetto»
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
6 ore fa
Il collettivo femminista interviene dopo la sospensione cautelare di un giornalista RSI: «Le procedure interne da sole non bastano, servono canali di segnalazione autonomi e credibili».

Il collettivo femminista Io l'8 ogni giorno prende posizione sul caso del giornalista RSI sospeso in via cautelare dopo alcune segnalazioni per presunti comportamenti molesti nei confronti di più donne. Pur precisando di non disporre degli atti dell'inchiesta e di basarsi esclusivamente sulle informazioni emerse sui media, il collettivo ritiene che la vicenda sollevi interrogativi che vanno oltre il singolo episodio.

Clima lavorativo all'interno della RSI

Secondo Io l'8 ogni giorno, il caso riporta al centro dell'attenzione il tema del clima lavorativo all'interno della RSI e della capacità dell'azienda di prevenire, riconoscere e affrontare tempestivamente situazioni di sessismo, molestie e comportamenti lesivi dell'integrità personale. Il collettivo ricorda come, anche in passato, testimonianze interne abbiano alimentato il dibattito sulla cultura organizzativa dell'azienda e sull'efficacia delle procedure di segnalazione. «Se confermato, il fatto che le segnalazioni non siano isolate rende ancora più urgente interrogarsi su come situazioni problematiche possano protrarsi nel tempo senza essere intercettate dai meccanismi interni di tutela», afferma il collettivo.

Sospensione accolta favorevolmente

Io l'8 ogni giorno accoglie inoltre favorevolmente la decisione della RSI di sospendere il collaboratore in attesa dell'esito degli accertamenti. «Si tratta di una misura importante, che riconosce la necessità di proteggere le persone coinvolte e di garantire un accertamento sereno dei fatti», si legge nella presa di posizione. Per il collettivo, tuttavia, il caso dimostra che «le procedure interne non bastano se non sono accompagnate da un clima realmente sicuro, da una cultura del rispetto e da strumenti di ascolto percepiti come credibili, accessibili e indipendenti». Viene inoltre sottolineato come, in molti contesti professionali, chi subisce molestie possa rinunciare a segnalare per timore di non essere creduto o di subire conseguenze negative.

Strumenti autonomi di segnalazione

Da qui la richiesta di affiancare ai canali aziendali strumenti autonomi di segnalazione. «Servono spazi esterni e indipendenti, capaci di garantire riservatezza, protezione e accompagnamento alle persone che decidono di parlare», sostiene il collettivo, secondo cui «solo strumenti realmente autonomi possono contribuire a ridurre il rischio di vittimizzazione secondaria e a rafforzare la fiducia di chi subisce comportamenti lesivi».